24 Giugno: San Giovanni Battista e la notte delle streghe

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 23 giu 2012 alle ore 10:51am


Il 24 giugno si celebra la notte di San Giovanni, legata alle feste pagane solstiziali, la quale prende il nome dal santo del calendario liturgico cristiano, che dedica questo giorno a San Giovanni Battista.

Il Solstizio d’estate, 21 giugno, è infatti visto fin dai tempi remoti come un momento magico, il primo giorno di una nuova stagione. Il Sole, simbolo igneo, entra nella costellazione del Cancro, segno d’Acqua, ciò è interpretato secondo le antiche credenze come l’unione del sole con la luna, del fuoco con l’acqua, del maschile con il femminile. Da qui appunto, nascono tanti rituali legati ai due elementi, con cui tra l’altro S.Giovanni era solito battezzare.

Cristianesimo e tradzioni popolari si mescolano in questa data, dando vita ad una serie di suggestive curiosità di cultura popolare.

La notte tra il 23 ed il 24 giugno infatti, è detta anche “notte delle streghe” perché si pensava che le streghe andassero nelle campagne a raccogliere erbe magiche, intrise di rugiada e quindi cariche di massima potenza vitale. L’usanza era quella di raccogliere erbe nuove e bruciare quelle vecchie nei falò, i cosiddetti “fuochi di S.Giovanni”. Il fuoco, elemento distruttore e al tempo stesso purificatore e rinnovatore, bruciava oltre le vecchie erbe anche eventuali negatività e invidie.

L’usanza di accendere i falò è presente in molte tradizioni europee e Nord-africane. In questa data, i contadini facevano passare il bestiame in mezzo al fuoco, come per benedirlo, in onore del sole davano fuoco a grossi fasci d’erba che facevano rotolare giù per le colline. In Veneto e in Spagna, ancora si usa accendere falò negli incroci delle strade, per allontanare i fulmini.

Quali piante si raccolgono? L’iperico, detto anche erba di S.Giovanni, l’artemisia o assenzio volgare, dedicata alla dea Diana Artemide, la verbena ed il ribes rosso, entrambe potenti rimedi contro i malefici.

Altre piante: noce, lavanda, iperico, mentuccia, corbezzolo, biancospino, ruta, vischio, sambuco, rosmarino. Con alcune di esse di poteva preparare l’acqua di S. Giovanni, mettendole a macerare tutta la notte per ricavarne un infuso di salute e bellezza.

di Paola Pegolo

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