Piccola speranza per il piccolo Charlie Gard, dopo le offerte di aiuto dal Bambin Gesù, Vaticano e Casabianca

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 08 Lug 2017 alle ore 9:28am


Il Great Ormond Street Hospital di Londra si è rivolto all’Alta Corte per fissare una nuova udienza sul caso del piccolo Charlie Gard “alla luce delle richieste relative a possibili altri trattamenti”.

A darne notizia Bbc e Sky News, dopo che il Bambino Gesù di Roma ha inviato una lettera all’ospedale londinese chiedendo ufficialmente ai medici inglesi di poter somministrare al bimbo un protocollo sperimentale “che potrebbe funzionare”.

L’ospedale britannico, in una nota, chiarisce: “La condizione di Charlie è eccezionalmente rara, con danni cerebrali catastrofici e irreversibili. I nostri medici hanno esplorato ogni trattamento medico, comprese le terapie nucleosidiche sperimentali. Esperti esterni hanno convenuto con il nostro team che il trattamento sarebbe ingiustificato. Hanno detto che sarebbe inutile e prolungherebbe la sofferenza di Charlie. Non si tratta di una questione di denaro o di risorse, ma soltanto di ciò che è giusto per Charlie. La nostra visione non è cambiata. Riteniamo opportuno ricercare la posizione della Corte di Giustizia alla luce delle nuove dichiarazioni”. “Siamo rispettosamente riconoscenti – conclude la nota – delle offerte di aiuto della Casa Bianca, del Vaticano e dei nostri colleghi in Italia e negli Stati Uniti. Vorremmo rassicurare tutti che l’ospedale di Great Ormond continuerà a prendersi cura di Charlie e della sua famiglia con il massimo rispetto e la dignità in questo momento molto difficile”.

L’udienza dell’Alta Corte è fissata a lunedì prossimo.

Il Great Ormond mantiene il suo scetticismo. Intanto, però, per il piccolo Charlie si apre uno spiraglio di luce, dopo che ieri la mamma Connie Yates, aveva informato l’associazione Mitocon che stavano “per staccargli la spina, oggi, forse domani”. L’associazione delle famiglie e dei pazienti mitocondriali italiana aveva lanciato anche un appello alle autorità britanniche a fermare la procedura, perché il protocollo per il trattamento sperimentale a cui sottoporre il bambino era ormai pronto.

Chissà cosa deciderà l’Alta Corte lunedì prossimo.