Risposte all’articolo – Sesso: donne per una sola notte o da sposare?

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 03 Ott 2010 alle ore 2:00am

Dopo l’articolo, Sesso: donne per una sola notte o da sposare?
mi e’ arrivato tra i tanti commenti, questo che vi riporto integralmente:

Ciao, ho letto il tuo articolo. Non credo sia possibile non definirlo interessante. E’ un sano spaccato della vita reale di chi ancora riesce ad analizzarla con occhi lucidi e per questo me ne complimento.
Quel che sostieni nella prima parte dell’articolo è molto vero e molto drammatico: la ricerca continua di questo mondo fittizio, di queste conoscenze rapide di una notte, per le quali al mattino seguente non sai come vantarti con gli amici perchè non hai neppure conosciuto il nome della partner, sono situazioni assai tristi.
Io però darei poi un altro taglio, (parere personalissimo si intende!) Ma mi piacerebbe analizzare più a fondo le cause delle persone legate alla paura e alla mancata volontà di mettersi in gioco in prima persona, di rischiare, di affezionarsi, di crederci. Non credo sia solo una mancanza di morale. Credo davvero che il confronto tra vita di fiction e vita reale abbia trasmesso paura alle persone… come se il serpente, per una seconda volta, li abbia fatti sentire ancora nudi. Fabio

Credo che quello che c’è dietro, è la dimostrazione di un problema patologico, molto diffuso anche sui giovanissimi, legato a questo bombardamento continuo dell’amore facile e semplice.

La perdita dei valori, e del concetto che ” quello che è bello deve costar fatica, e che in amore esiste il sacrifico” ormai è una questione quotidiana.

Quel che viene trasmesso è facile, veloce, rapido, senza problemi.
Però poi quel che otteniamo subito, non ci soddisfa, perchè è ovvio che ha poco valore, e dunque siamo alla ricerca continua di qualcosa che non otterremo mai, entrando a far parte di un circolo vizioso che ci porterà alla distruzione.

Per concludere, io temo non si tratti di una questione morale o di una dimenticata coscienza, ma piuttosto, che manchi il coraggio di affrontare certe situazioni, di assumersi delle responsabilità e si ceda troppo facilmente alla paura e agli spauracchi di situazioni facili e semplici, o poco impegnative…

Quelle situazioni facili, ti rendono inibito al mattino dopo nel mostrare la tua immagine allo specchio…”

Quello che ha sollevato Fabio e’ una attenta disamina e soprattutto una valida interrogazione su quali possano essere le motivazioni psicodinamiche che inducano a tali comportamenti.

Le risposte possono essere varie, e sicuramente le variabili che possono incidere o indurre non sono poche, ma la matrice su cui e’ possibile creare quei substrati dove attecchiscono (più o meno) tali variabili e’ unica: il profondo bisogno di essere accettati.

Il rifiuto per ciò che si è, e ancor di più il terrore per ciò che si può credere essere motivazione e causa per un abbandono, e’ senza ombra di dubbio quello che conduce ad una serie di comportamenti di “svendita” che non hanno solo una lettura sessuale, ma anche emotiva e relazionale: perche’ tante donne/uomini accettano di essere trattate/i male, picchiate/i o tradite/i?

Perche’ per non perdere quella certezza dell’altro, anche se ci ferisce o svilisce, siamo pronti a tradire noi stessi?

Perchè per ritornare a chiedere ed ottenere rispetto per se stessi abbiamo bisogno di arrivare talvolta anche a rischiare di farci uccidere?

A questo c’è una sola risposta: per paura di non meritare, di essere “abbastanza”, per essere felici.

Il rispetto per se stessi e’ un obbligo morale verso la vita al di fuori di chiunque e di qualsiasi passata esperienza.

del Dr. Paolo Pozzetti
Psicologo Psicoterapeuta
Roma