Un’offesa per le donne, il calendario di Oliviero Toscani con scatti di pube femminile nudo

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 11 Gen 2011 alle ore 9:42am

Fa molto discutere la pubblicazione di 12 esemplari di pube femminile al naturale raccolti nel calendario 2011 da parte del Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale di Ponte a Egola e fotografati da Oliviero Toscani, presentato a Firenze in occasione di Pitti Uomo.

Dodici triangoli pubici, uno per mese, sono l’unica immagine che campeggia sulle pagine del nuovo calendario ideato da un’artista come Oliviero Toscani che fa della sua arte una pura provocazione. Peli al naturale, rossi, biondi, neri, lisci e ricci per “raccontare” – tramite quel solo macro dettaglio – il mondo del non artificio.

La Commissione Pari Opportunità del Consiglio comunale di Firenze ha definito il calendario come una “Pubblicità lesiva della dignità delle donne”, da qui la richiesta di bloccarne la distribuzione.

“La Commissione valuterà tutte le azioni possibili – spiega Maria Federica Giuliani, presidente della commissione – per tutelare la dignità e il rispetto della donna incluso il ritiro del calendario, forte del voto favorevole unanime del consiglio comunale che si è espresso per la condanna di ogni tipo di pubblicità lesiva della dignità delle donne lo scorso 25 novembre in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne”.

Sollecita, inoltre, “una ferma presa di posizione dei rappresentanti delle Istituzioni che su questo territorio, Provincia di Firenze in testa, si sono impegnate nelle azioni di contrasto alla violenza sulle donne, purtroppo sempre attuale”.

La Commissione Pari Opportunità della Provincia di Firenze, si riunirà mercoledì 12 gennaio, analizzerà tutte le azioni possibili da porre in essere “per tutelare le donne rispetto alla pubblicità lesiva della loro dignità, attraverso campagne di sensibilizzazione che dovranno coinvolgere istituzioni e associazioni per lavorare insieme affinché il corpo delle donne non sia più utilizzato come un oggetto nei messaggi pubblicitari magari facendolo passare per arte”.

Già oggi il concetto di femminilità viene elaborato in maniera subdola per la pubblicità, che alla base dei modelli che ispirano i giovani. Si lanciano così dei messaggi che contribuiscono alla schiavitù del corpo: se non sei perfetto o abbastanza magro, se non rispondi ai canoni dettati dal consumismo, non sei a posto, non hai il diritto di stare all’interno della società. Ma oserei dire che qui si è toccato il fondo, siamo in presenza di quanto di più diseducativo possa esistere, si tratta di una vera violenza sulle donne.