Se si mette il cervello di un paziente, che ha subito un ictus, nel ghiaccio questo potrebbe aumentare le possibilita’ di guarigione.

A sostenerlo un gruppo di ricercatori di Edimburgo che hanno condotto una ‘ibernazione’ il cui studio è stato riportato dalla Bbc.

Durante la sperimentazione gli esperti avranno la collaborazione di medici provenienti da tutta Europa che credono che l’ipotermia possa ridurre i danni al cervello colpito da ictus.

Ebbene questa tecnica prevedeva di abbassare la temperatura corporea di una persona a 35 gradi centigradi iniettando per via endovenosa gocce ghiacciate e usando tamponi raffreddanti.

Da una stima si apprende che in tutta Europa muoiono ogni anno per ictus mille persone, mentre circa 2mila sopravvivono ma con gravi disabilità.

L’idea di ‘congelare’ il cervello per il recupero non e’ però nuova. Già un chirurgo dell’esercito di Napoleone era arrivato a questa conclusione notando che i soldati feriti messi vicini a un fuoco morivano mentre quelli messi vicino alla neve sopravvivevano.

Nel 2002, poi altri due studi, pubblicati sulla rivista New England Journal Of Medicine, hanno affermato l’importanza del raffreddamento del corpo dopo un attacco di cuore.

I ricercatori, pertanto, hanno evinto che i pazienti i cui corpi venivano raffreddati avevano migliori tassi di sopravvivenza e che il loro cervello funzionava anche meglio nei mesi dopo l’arresto.

Essendo stati soddisfacenti i risultati, l’American Heart Association raccomanda l’attuazione di una lieve ipotermia nei comatosi sopravvissuti a un arresto cardiaco.

Gli scienziati arrivati da piu’ di 20 paesi hanno chiesto a Bruxelles il finanziamento di una sperimentazione a livello europeo di questa tecnica.

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