“La coppia e la nascita di un bambino: come cambia la sessualità”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 16 Mar 2011 alle ore 8:01am


La nascita di un figlio costituisce un momento “sorprendente” e “travolgente” all’interno della famiglia rappresentando il passaggio dalla coppia coniugale alla coppia genitoriale, con progettualità, responsabilità e orizzonti diversi da prima. La transizione da due a tre è estremamente difficoltosa ed è una delle sfide più impegnative che una coppia debba affrontare. Ogni famiglia dovrà fare i conti con una nuova situazione in cui si inserisce un “terzo” in un rapporto duale, un piccolo essere umano la cui sopravvivenza fisica e psichica dipende dai genitori e inevitabilmente va ad occupare un posto di primo piano nella mente e nell’organizzazione familiare. Nel nuovo ruolo di genitori può capitare che uno o entrambi i partner abbiano difficoltà a ritrovarsi come coppia. La nascita di un figlio, infatti, rivoluziona la vita a due, mette in discussione certezze, svela lati dell’altro finora ignoti. In una ricerca che ha studiato proprio le coppie in questo delicato momento dell’esistenza, si è registrata una modifica importante: si riducono nella coppia le componenti “romance”, romantiche ed erotiche, e le caratteristiche di “friendship”, di complicità amicale, quell’ allegra sintonia della coppia affiatata che non ha altre responsabilità che pensare a se stessa. Aumentano invece le componenti di “partnership” ossia la capacità di condividere impegni e responsabilità.

Questo passaggio è essenziale per la stabilità della famiglia e per il bambino, ma lo è molto meno per l’eros della coppia. In generale, molti studi riportano un declino dell’attività sessuale dopo la nascita di un figlio, raggiungendo livelli vicino allo zero nel periodo immediatamente successivo al parto per poi aumentare gradualmente durante il primo anno. Alcune coppie riprendono i rapporti sessuali prima del controllo di sei settimane dopo la nascita, mentre altri possono astenersi per molti mesi. I problemi più comuni per le primipare dopo il parto, sono dispareunia (intesa come dolore associato al rapporto sessuale), rafforzata da un aspettativa del dolore, mancanza di desiderio sessuale e secchezza vaginale, immagine corporea negativa e anorgasmia. In uno studio di 484 donne primipare è stato riscontrato che oltre l’80% delle donne ha avuto almeno un problema sessuale nei primi tre mesi dopo il parto e due terzi delle donne avevano ancora problemi dopo sei mesi dal parto. In particolare, durante l’allattamento è stata documentata la presenza di calo del desiderio e secchezza vaginale. Nelle prime 6-8 settimane dopo il parto e durante l’allattamento, esiste una fisiologica riduzione dell’eccitazione che si accompagna ad uno spessore delle pareti vaginali inferiore e una minore intensità dell’orgasmo. Responsabili di questa condizione sono sicuramente i bassi livelli di estrogeni e l’iperprolattinemia, ai quali bisogna aggiungere l’eventuale episiotomia (taglio chirurgico che aiuta l’espulsione del feto) o lacerazione perineale (perineo: zona fra la vagina e il retto) occorsa durante il parto.

Insieme a questi notevoli cambiamenti fisici e ormonali dopo il parto, è importante considerare i cambiamenti psicologici, di ruolo, di identità e dell’immagine di sé, che possono avere un considerevole effetto sulla sessualità. Dopo il parto la donna entra a pieno titolo nel suo ruolo di madre abituandosi ai ritmi dell’allattamento e della cura del neonato. Durante i primi tempi, infatti, la neo-mamma si trova in quella che Winnicott chiama “preoccupazione materna primaria“: è istintivamente occupata ad accudire il suo piccolo con sollecitudine e si trova col bimbo in uno stato simbiotico, di dipendenza reciproca, che in qualche modo continua la fusionalità (l’essere un tutt’uno) della gravidanza. In questa particolare condizione psicologica la madre è completamente assorbita da pensieri, fantasie ed emozioni riguardanti il bambino. Da ciò deriva una sorta di decentramento dalle attività del mondo esterno, che in questo momento della vita della donna diventa di importanza marginale. Nella fisicità tra madre e bambino c’è una moltitudine di esperienze sensoriali, c’è un rapporto di pelle, di odori, di accudimento, di sguardi prolungati e, spesso quest’intensità emozionale, può sopperire una pregressa sessualità. Un’altra spiegazione delle problematiche sessuali nelle puerpere può essere rintracciata nel disagio nei confronti del proprio corpo, nella paura di non essere più attraenti nei confronti del partner, soprattutto se non è stato possibile recuperare il proprio peso forma dopo il parto. I cambiamenti del corpo, del seno e delle dimensioni della vagina, inducono una percezione negativa del proprio corpo e dell’immagine corporea, che diventa ostacolo ad una felice attività sessuale. A tutto questo va aggiunta la presenza del bambino, con le sue continue richieste, i pianti, il diverso ritmo sonno-veglia, gli orari per la pappa, che possono far sentire ai due partners la mancanza di una vera e propria intimità in cui potersi ritrovare, oltre ad un profondo senso di stanchezza. Se accade più spesso alla donna di non avvertire il desiderio sessuale, non sono pochi gli uomini che lamentano lo stesso problema. Assistendo al parto possono restare colpiti da certi aspetti clinici, dalla sofferenza della propria compagna, da sangue e suture, finendo per provare fatica a riavere rapporti con la propria donna.

L’uomo, inoltre, spesso si sente escluso dal naturale attaccamento biologico della donna al bambino. C’è il rischio, in questo caso, che l’uomo diventi geloso del bambino a cui adesso la sua compagna dedica tutto il proprio tempo e resti deluso dall’atteggiamento della donna per la poca considerazione nei suoi confronti. Le principali problematiche sessuali maschili, nel periodo successivo alla nascita, sono la mancanza di desiderio, la disfunzione erettile e l’eiaculazione precoce; queste ultime due disfunzioni sessuali sono associate principalmente alla paura di fare male alla partner e ai timori legati all’essere padre, alle responsabilità della paternità. Superare questo momento non è difficile se entrambi i partner sono aperti alla comunicazione e alla condivisione e hanno un reciproco desiderio di trovare un compromesso. Per quanto possa essere difficile barcamenarsi tra le “acrobazie” quotidiane che lasciano poco spazio per tutti è comunque importante che tra gli obiettivi ci sia anche quello di coltivare il rapporto di coppia, ritrovando nel partner spunti creativi e di amore. Diventa indispensabile per il benessere familiare coltivare il rapporto di coppia con cura ed attenzione, dando spazio al desiderio erotico. Nutrire la sessualità della coppia, significa a livello individuale mantenere un pensiero sulla sessualità, sulla corporeità, sulla seduzione. A livello di coppia è necessario immaginare un modello positivo, che riesca a mantenere aperto il tema della sessualità; se non si pensa mai alla sessualità è difficile si possa attivare, perché di fatto l’inibizione del pensiero sessuale, impedisce il manifestarsi di una buona sessualità. Non si può forzare il desiderio, ma si può creare un’atmosfera in cui il desiderio possa sbocciare, creare una dimensione di attenzione al mondo dell’altro, di ascolto reciproco, di seduzione, di corteggiamento, al fine di creare un sfondo erotico funzionale per un ritrovato erotismo coniugale. Può sembrare artificioso e poco spontaneo, ma la vita è fatta di scelte responsabili e amorevoli.

Dott.ssa Laura Falesiedi
Psicologa e Consulente in sessuologia
Istituto di Sessuologia Clinica di Roma