Per la Cassazione è vietato operare i malati terminali

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 09 Apr 2011 alle ore 10:06am


Una donna di 44 anni malata, a cui i medici diagnosticarono un tumore al pancreas con metastasi diffuse ovunque, madre di due bambini, disposta a tutto pur di vivere di più anche se per poco, firmò il consenso per tentare un’ultima strada, ossia l’intervento chirurgico.

Ebbene l’operazione venne eseguita all’Ospedale San Giovanni di Dio a Roma, poco dopo, subentrò un’emorragia e la donna morì.

Il fatto è accaduto nel 2001 ma una sentenza definitiva della Cassazione ha condannato per omicidio colposo i tre medici che hanno operato la donna.

I chirurghi, secondo quanto sottolinea la Cassazione, hanno agito in dispregio al codice deontologico che fa divieto di trattamenti informati a forme di inutile accanimento, sovvertendo le regole dettate dalla scienza e dalla coscienza di chi abbraccia la professione medica.

Si sostiene che gli specialisti che sottopongono ad interventi chirurgici i pazienti affetti da patologie che lasciano loro solo poco tempo di vita, anche se in presenza di consenso informato del malato, violino il codice deontologico.

Il reato è prescritto perché sono trascorsi più di sette anni e mezzo dal delitto, ma i tre medici dovranno provvedere al risarcimento civile dei danni morali inflitti ai famigliari della donna privata anzitempo della pur breve vita che gli rimaneva.