Piloti di Formula 1: il loro cervello si può modellare

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 12 Apr 2011 alle ore 11:20am


Secondo Giulio Bernardi, giovane medico dottorando nell’Unita’ operativa di Biochimica clinica del Dipartimento di Medicina di laboratorio e diagnostica molecolare del Policlinico universitario di Pisa (entrambi diretti dal professor Pietro Pietrini), i piloti di Formula 1 avrebbero una diversa connettivita’ funzionale tra le distinte regioni cerebrali implicate nei processi visuo-motori rispetto ai soggetti naive.

Il ricercatore ha ricevuto grazie ai risultati della sua ricerca, un prestigioso riconoscimento dalla Organization for Human Brain Mapping (OHBM), la principale organizzazione mondiale per lo studio della mappatura metabolico funzionale del cervello nell’uomo.

Attraverso una risonanza magnetica funzionale (fMRI) Giulio Bernardi ha analizzato i meccanismi cerebrali che sottendono l’elaborazione dell’informazione visuo-motoria nel cervello di piloti di Formula 1 e di soggetti naive (semplici, non esperti).

Da qui, è arrivato alla conclusione di una riorganizzazione funzionale dei network cerebrali visuomotori in individui con particolari abilita’, quali sono appunto i piloti di Formula 1.

In sostanza è l’addestramento a cui vengono sottoposti a determinare delle modifiche a livello cerebrale rispetto alle persone non esperte in questo sport.

Al talento occorre unire l’applicazione, l’allenamento, in modo da far diventare il cervello il più conforme possibile all’attività che si svolge, sfruttando la sua plasticità e la sua capacità di apprendimento.