Riproduzione in provetta di un cervello con schizofrenia

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 16 Apr 2011 alle ore 11:31am


La schizofrenia è la condizione invalidante più persistente tra gli adulti,

Ricercatori del Salk Institute for Biological Studies hanno deciso di ricreare un cervello affetto da schizofrenia in laboratorio, per fare un passo avanti verso la comprensione fondamentale dei fondamenti biologici della malattia, analizzando le cellule staminali pluripotenti indotte (iPSCs) generate da pazienti schizofrenici.

Lo studio, è stato pubblicato sul numero del 13 aprile 2011 nella rivista “Nature“, e spiega come il team del Salk ha scoperto che i neuroni generati da queste staminali iPSCs derivate dai pazienti affetti da schizofrenia mostravano meno connessioni tra esse, e inoltre che il Loxapine, un farmaco antipsicotico usato per il trattamento della schizofrenia, abbia restaurato le connessioni neuronali nei neuroni in provetta ottenuti da tutti i pazienti.

Si tratta del primo studio in cui la malattia mentale complessa è stata modellata in vivo da cellule umane.

E’ un modello, che pertanto, non offre solo l’opportunità di guardare in diretta i neuroni dei pazienti schizofrenici e dei soggetti sani ma di comprendere anche meglio il meccanismo di malattia, che permette di testare i farmaci che possono essere efficaci per invertire questa degenerazione.

La schizofrenia è definita da una combinazione di deliri paranoidi, allucinazioni uditive e diminuzione della funzione cognitiva e può colpire l’uno per cento della popolazione mondiale.

Sono varie le evidenze scientifiche che indicano che molte combinazioni differenti di lesioni genetiche, alcune delle quali riguardano la suscettibilità alle influenze ambientali, possono portare ad una varietà di segni e sintomi etichettati come schizofrenia.

I ricercatori, spiegano, per la prima volta, si ha un modello che permette di studiare come funzionano i farmaci antipsicotici in vivo, su neuroni geneticamente identici a quelli dei pazienti affetti dalla malattia, e da qui si può partire a correlare gli effetti farmacologici con i sintomi.