Napoli: mostra di Elena Virginia Constantinescu – 7 maggio “L’arte come devozione della bellezza”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 06 Mag 2011 alle ore 8:59am


La Fondazione Giambattista Vico di via San Gregorio Armeno-35, Napoli presenta l’inaugurazione della mostra personale di Elena Virginia Constantinescu “L’arte come devozione della bellezza” che si terrà Sabato 7 maggio 2011 ore 18,00.

Dal 7 al 22 maggio 2011 presso il complesso monumentale di San Gennaro all’Olmo, in via San Gregorio Armeno-35 Napoli, la Fondazione Giambattista Vico, Morra Arte Studio in collaborazione con Arte & Riflessi presentano questa bellissima ed interessante mostra, la quale sarà visibile dal lunedì al sabato.

Gli orari sono: 10:30 – 13:00 – 16:30 – 19:00. Sabato 10:30 – 13:00

Elena Virginia Constantinescu nacque nel 1933 in Transilvania (Romania), trascorse gli anni della propria infanzia a Parigi, da sempre fulcro dei più importanti fermenti artistici e culturali europei.

Compì in seguito gli studi superiori a Bucarest; si iscrisse alla Facoltà di Chimica dell’Università di Bucarest, dove conseguì anni dopo la laurea. Parallelamente coltivò la passione per l’arte frequentando l’Accademia di Belle Arti.

Al termine degli studi intraprese il proprio cammino lavorativo nell’ambito della ricerca scientifica. Dal 1964 al 1966 collaborò presso il “Centro di Esperienze e Ricerche di Galliera di Bologna”.

Nel 1967 la Constantinescu intraprese un lungo viaggio negli gli Usa. Si stabilì a New York, precisamente a Manhattan East Street , ma nel dicembre del 1967 rientrò in Italia a Roma.

Ma nel 1973 con il Conte Arnaldo Marulli di Napoli, si trasferì definitivamente a Napoli. Numerosi sono i premi e i riconoscimenti che le giunsero, nel corso degli anni Settanta sia in Italia che all’estero.

Dal 1976 al 1988 scelse di interrompere l’attività espositiva, per dedicarsi all’esecuzione di opere di grandi dimensioni. Nel 1988 riprese l’attività espositiva.

Le ultime due esposizioni italiane decise di offrirle alla sua città di adozione, Napoli presso la sala d’esposizione dell’ “Accademia AIMAR (Accademia Internazionale I Maestri dell’Arte Realistica), l’ “Aulic Art Space”. L’attività fervida di tale Accademia, di cui la nostra fu fondatrice e Presidente, riscosse grande interesse e apprezzamenti.

Negli anni ottanta ci fu un importante rapporto di collaborazione con la nota Galleria Forni di Bologna.

Gli anni che procedettero sino agli inizi dell’ultimo decennio del secolo appena concluso furono per la Constantinescu dedicati alla promozione della pittura realistica.

Per concludere è importante segnalare un ultimo documento, la richiesta, datata 1996, da parte di una Galleria di Broadway. Ma la morte di Arnaldo Marulli, avvenuta nel 2000, fu probabilmente la ragione per cui, questa opportunità non fu proseguita dalla “Contessa”.

Elena Virginia Costantinescu si formò, artisticamente, nel contesto della Romania del Regime Sovietico. L’Arte ufficiale, in quella condizione politica, non poteva che configurarsi come adesione ai dettami del regime, che imponeva l’ideologia del “realismo socialista”.

La Constantinescu, come molti altri colleghi, scelse la via “non ufficiale” del dissenso.

Alla base della sua ricerca pittorica non vi fu soltanto una ragione socio-politica. L’adesione ai canoni di una pittura realistica, fortemente radicata nel passato, attenta alle lezioni dei classici fiamminghi e rinascimentali, a cui canoni espressivi costantemente si ispira, da una personale propensione spirituale ed estetica.

La sua produzione è proiettata in un mondo ideale e nobile che somiglia molto a gran parte della sua vita ed a quello che di lei è rimasto scolpito nella memoria di chi l’ha incontrata.

Elena Virginia appariva come una persona dotata di grazia ed eleganza non comuni, una donna che viveva una dimensione un po’ fuori dal comune, quasi fosse stata capace di costruire un propria “favola personale”. Vive la sua esistenza con devozione alla “bellezza e all’arte”; concepire la vita come arte poteva quindi significare proporsi di produrre “nulla che non fosse bello”.

Le sue opere ci consegnano un mondo che pare teatro della sua ricerca della raffinatezza, grazia e ricercatezza. Un mondo quasi baroccheggiante, i soggetti sono collocati in una scenografia spettacolare, ricchi drappeggi e panneggi, stoffe raffinate. Abilissima nel dipingere i fiori, tema a lei molto caro, essi paiono freschissimi come appena colti. Come la frutta nelle nature morte, vera e trionfante nella sua succosità. Del resto in tutta la sua pittura vi è una continua ricerca del dettaglio, quindi fortemente analitica.

I suoi personaggi, persino i nudi, non sono mai sfrontati, ma sempre assorti, malinconici, con gli occhi quasi rivolti altrove, in essi pare scorrere la linfa e il sangue di una realtà sognata.

Elena Virginia riesce ad ottenere i risultati più spettacolari grazie alla sua particolarissima capacità di rappresentare la luce come se essa fosse ovunque e non proveniente da fonti determinate, creando della zone di forte riflesso.

Vi sono alcune nature morte dove abbandona l’atmosfera raffinata ed estetizzante per dar vita ad un intimismo più quotidiano e familiare, quasi umile.

Dove invece rimane fedele al proprio stile sono le pitture sacre. Anch’esse sono inserite in elementi architettonici classici, colori vivaci, squillanti e luminosi, utilizzati per rappresentare gli elementi in primo piano, scuri sul fondo della scena.

La ricerca della bellezza porta l’osservatore a pensare al mondo divino come ad un mondo ideale e perfetto.