Bambini e diabete: spot shock – ecco il video sotto accusa

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 13 Mag 2011 alle ore 9:26am


Uno spot lanciato dalla Fondazione Italiana Diabete Onlus, realizzato dall’agenzia Armando Testa per sensibilizzare e sostenere la ricerca con la raccolta del 5 per mille, sta facendo molto scalpore tra le varie associazioni e famiglie che hanno bambini malati di diabete mellito di tipo 1.

Nello spot criminalizzato (lo riportiamo sotto) si vede un bambino diabetico nella sua normalità quotidiana ma diverso dagli altri, in quanto porta una maschera da adulto che gli viene poi tolta dalla madre (la ricerca), ma il piccolo però non ha un volto, in quanto ad aggi non esiste ancora una cura per combattere la sua malattia.

In Italia si stima che sono circa 20mila persone, tra 0 e 14 anni, che soffrono di questo tipo di diabete.

Ed è proprio Antonio Cabras, presidente della Federazione nazionale diabete giovanile, a puntare il dito verso quel volto deturpato dichiarando che questo tipo di immagini non piacciono e rischiano di far svanire tutti i sacrifici fatti in oltre 30 anni di attività.

Per questo, la sua Federazione ha segnalato lo spot al ministro per le Pari opportunità, a quello delle Politiche sociali, al Garante per l’infanzia e a quello per la concorrenza e il mercato, pregandoli di intervenire al più presto, in quanto questo tipo di immagine non rappresenta il quotidiano dei bambini affetti da questa malattia.

Nicola Zeni, presidente della Fondazione Italiana Diabete, da parte sua, risponde che non si sarebbe mai aspetto tante polemiche e con l’aiuto di Gian Armando Testa, coautore dello spot, cerca di spiegare che quel tipo di immagine vuole rappresentare la difficoltà dei bambini nell’affrontare la malattia e che a causa di questa e delle cure che essa comporta, sono costretti crescere in fretta prima degli altri: la maschera che viene tolta rappresenta una speranza data appunto dalla ricerca.

I bambini dei malati di diabete, da parte loro, si dicono umiliati per queste immagini. Essi cercano in tutti i modi di far vivere una vita più normale possibile, senza il peso della malattia ai loro figli ma quel tipo di immagine li fa apparire come mostri e un bambino non può in alcun modo capire il messaggio che gli autori vogliono dare.