L’evasione fiscale del lavoro sommerso

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 04 Giu 2011 alle ore 8:50am


Nel 2008 una parte non trascurabile dell’economia italiana oscillava tra i 255 e i 275 miliardi di Euro, pari ad una fascia tra il 16 e il 17,5 per cento del Pil, che sarebbe rappresentata da attività svolte in nero.

Questo è quanto emerge dalla bozza del rapporto finale sull’attività condotta dal gruppo di lavoro “Economia non osservata e flussi finanziari”, guidata dal presidente dell’Istat Enrico Giannini, nell’ambito delle analisi in cantiere per la riforma fiscale.

I picchi massimi ci sono stati nel settore alberghi, bar e ristoranti, dove il sommerso ammonterebbe quasi al 57 per cento del valore aggiunto totale; a seguire troviamo i servizi domestici, che sfiorano il 53 per cento.

Percentuali queste, che si aggirano intorno all’11 per cento per l’industria, dove nel campo dell’edile si nasconderebbe la quota maggiore dell’economia in nero.

Ci sono cifre davvero elevate anche per istruzione, sanità e altri servizi socialì (che toccano il 36,8 per cento), trasporti e comunicazioni (33,9 per cento) commercio ( 32,1), servizi alle imprese (con 21,5 punti in percentuale).

Nel 2010, sono stati moltiplicati gli sforzi del Fisco nella lotta all’evasione fiscale. Infatti i grandi contribuenti (ossia coloro che hanno un volume d’affari, ricavi o compensi dichiarati di oltre 100 milioni) sono passati dai 1667 dell’anno precedente a 2609.

Sono stati più di 700 mila gli accertamenti condotti, soprattutto sulle imprese di medie dimensioni e sulle persone fisiche.

E’ migliorata anche l’attività di intelligence degli 007 fiscali, che nell’ultimo anno si sarebbe tramutata in un impennata delle sanzioni per lavoro in nero, violazioni della tutela economica delle lavoratrici madri, problemi con la sicurezza sul lavoro e irregolarità in materia di appalti.

L’evasione media degli italiani si è aggirata nel 2010 intorno al tredici per cento del reddito dichiarato (che si fissa su una media di 2093 euro a contribuente).

A Nord il fenomeno è più diffuso che al Sud; 2532 euro di redditi Irpef evasi in media, rispetto ai 950 del Meridione.