Sanzioni penali per maltrattamento e abbandono di animali

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 05 Giu 2011 alle ore 8:40am


Forse ancora non tutti sanno che, grazie ad una legge introdotta nel 2004, maltrattare e abbandonare gli animali sono comportamenti classificati come reati, sanzionati dalla legge con la reclusione e la multa.

La Legge n.189 del 2004, infatti, ha modificato il codice il penale italiano, inserendo il Titolo IX – Bis “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”, che comprende gli articoli da 544-bis a 544-sexies cod. pen.

Tali norme sono volte a punire il comportamento di persone che uccidono, seviziano, sottopongono a fatiche e lavori insopportabili ovvero costringono gli animali a trattamenti che cagionano un danno alla loro salute.

Sono parimenti puniti coloro che organizzano spettacoli o manifestazioni, di qualunque genere, che cagionino strazio agli animali, con la previsione di un’aggravante se la manifestazione è organizzata a scopo di lucro.
Le pene previste consistono nella reclusione da tre mesi a due anni e nella multa da € 3.000,00 ad € 15.000,00.

La medesima legge ha, inoltre, modificato l’art.727 cod. pen., secondo il quale chi abbandona un animale domestico – o comunque abituato alla cattività – è punito con l’arresto sino ad un anno o con l’ammenda da € 1.000,00 ad € 10.000,00.

Ciò che è molto importante da sapere, pertanto, è che in caso si assista o si abbia conoscenza della commissione di uno dei reati sopra descritti, è fondamentale sporgere denuncia presso un qualsiasi organo di Polizia (Carabinieri, Polizia di Stato, Corpo Forestale, Guardia di Finanza, Polizia Municipale e Provinciale) e fornire tutti gli elementi utili per l’individuazione dei colpevoli. Tali organi non solo sono obbligati a ricevere la nostra denuncia, ma anche a predisporre gli opportuni accertamenti.

Se poi accade di essere presenti mentre il reato viene commesso è, ovviamente, necessario chiedere telefonicamente l’intervento immediato di una Forza di Polizia nazionale o locale, che non può rifiutarsi di intervernire: in caso contrario, infatti, incorrerebbe nel reato di omissione di atti d’ufficio (art.328 cod. pen.).

E’ impossibile capire perchè certe violenze vengano commesse, con l’aggravante di una crudeltà del tutto gratuita, perché rivolta nei confronti di esseri innocenti, privi di qualsiasi difesa e solo desiderosi di ricevere un po’ di affetto e una casa. E’ anche per questo motivo che questi comportamenti devono essere repressi e condannati, anche attraverso lo strumento della denuncia, visto che – contrariamente a quanto accadeva in passato, quando nessuna norma di legge tutelava la salute degli animali – ora è possibile farlo.

La formulazione della legge 189 del 2004 tutela, infatti, pienamente la dignità e la salute degli animali: sta a noi, dunque, rispettare per primi i nostri amici animali e, soprattutto, non mostrarci indifferenti o timorosi in caso dovessimo assistere alla commissione di un reato contro di essi, per far sì che la legge venga applicata e che questi esseri indifesi vengano finalmente rispettati e i loro aguzzini puniti.

di Paola Premoli