Dal 2020 in pensione a 67 anni

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 24 Giu 2011 alle ore 8:03am


Arriva un nuovo intervento sulle pensioni, oltre a quello di cui si sta parlando inerente alle donne del settore privato.

Un’indiscrezione di alcuni giorni fuoriuscita dal cantiere sulla manovra da 43 miliardi che il governo si appresta a varare tra il 28 e il 29 giugno, la quale sembra prospettare un nuovo aumento dell’età pensionabile per tutti gli italiani.

Il meccanismo, attuale, in vigore dopo la riforma del 2010, si chiama “adeguamento alla speranza di vita” e dovrà portare l’età di vecchiaia fino a 70 anni nel 2050.

Dal 2015 l’età pensionabile di anzianità e vecchiaia dovrà crescere di circa tre mesi ogni tre anni. Con la riforma ipotizzata per la manovra la partenza del nuovo meccanismo potrebbe però venire anticipata di due anni, al 2013.

Con questo sistema, si cumulerebbe già da quell’anno l’aumento di tre mesi dovuto alla “speranza di vita” oltre alla cosiddetta “finestra mobile” (in vigore dal 2011) che allunga per tutti l’età pensionabile di un anno.

Se la cosa dovesse andare a buon fine, nel 2013 l’età di vecchiaia (per gli uomini) sarebbe di 66 anni e tre mesi e quella di anzianità di 63 anni e tre mesi (per uomini e donne). Già nel 2020 entrambe dovrebbero salire a 67 e 64 anni.

Le cifre circolate in questi giorni, indicano il totale a 43 miliardi, con un intervento di 3 miliardi quest’anno, di 5 per il 2012 e di 35 per il biennio 2013-2014.

Cifre che però, non convincono il Nens, il centro studi che fa capo a Visco e Bersani, che ha diffuso un rapporto in base al quale la correzione necessaria per raggiungere il pareggio di bilancio, vista la scarsa crescita, potrebbe arrivare a 50 miliardi.

Si è a caccia di risorse. L’attenzione si concentra anche sulle pensioni d’oro che superano otto volte il minimo (1,5 miliardi in dieci anni), l’aumento della contribuzione per i collaboratori e, l’aumento dell’età per le donne del settore privato.

Altre risorse dovrebbero arrivare dai tagli ai Comuni (circa 3 miliardi), dai tagli ai ministeri (5-6 miliardi), dalla sanità (5-6 miliardi), dal blocco del turn over e del congelamento degli stipendi pubblici, dalla riduzione dei costi della politica.