Mammografia: può ridurre i decessi del 30%

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 04 Lug 2011 alle ore 7:00am


Secondo un lungo studio condotto in Svezia su 130 mila donne, coloro che si sottopongono regolarmente a mammografia hanno il 30% in meno di possibilità di ammalarsi di cancro al seno.

I dati sono stati raccolti da un team internazionale di ricercatori- Ebbene si tratta del più lungo studio mai condotto sulla diagnostica del cancro al seno.

Dal quale, gli scienziati hanno evinto che effettuare regolarmente una mammografia possa ridurre i decessi dovuti a questo tipo di tumore, salvando così tante vite nel corso degli anni.

Nel gruppo delle donne regolarmente sottoposto alle mammografie la percentuale di decessi per tumore al seno è calata del 30%, anche a distanza di anni.

La mammografia, si sa è il metodo più efficace per la diagnosi precoce di questo male.

Per questo, l’Osservatorio nazionale screening, dipendente dal Ministero della Salute, suggerisce di sottoporsi ad una ogni 24 mesi, se si ha un’età compresa tra i 50 e i 69 anni di età.

La cadenza poi varia a seconda delle considerazioni del medico e sulla storia personale di ogni donna. Nelle donne che hanno già una madre o una sorella malata in genere si comincia prima, verso i 40-45 anni.

Per le giovani donne, invece, l’esame più utile è l’ecografia.

E’ buona norma, fare una visita del seno presso un ginecologo o un medico esperto almeno una volta l’anno, indipendentemente dall’età che si ha.

Il tumore al seno è una patologia, che colpisce 1 donna su 10. È un tipo di cancro più frequente nel sesso femminile e rappresenta il 25% di tutti i tumori che colpiscono le donne. I fattori di rischio che pososno farlo insorgere sono diversi:
– età: più dell’80% dei casi di tumore del seno colpisce donne sopra i 50 anni
– familiarità: circa il 10% delle donne con tumore del seno ha più di un familiare stretto malato
– ormoni: un uso eccessivo di estrogeni facilita la comparsa del cancro al seno. Per questo tutti i fattori che ne aumentano la presenza nell’organismo possono avere un effetto negativo e viceversa tutti quelli che riducono la produzione di estrogeni (per esempio, le gravidanze) hanno un effetto protettivo.