Aids: speranza vaccino arriva dagli anticorpi di alcuni gruppi di malati

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 19 Lug 2011 alle ore 7:15am


La possibilità di arrivare ad un vaccino preventivo contro l’Aids, ora è molto vicina: la soluzione stà nelle proprietà immunizzanti degli anticorpi prodotti da alcuni gruppi di malati.

Una prospettiva che preannunciata, in occasione della Conferenza Mondiale Ias 2011 in corso a Roma.

Gary Nabel, direttore del Centro di Ricerca sui vaccini presso l’Istituto di Allergologia e Malattie Infettive (Niaid) durante il suo intervento ha spiegato che, nonostante il vaccino per l’Aids sia una sfida eccezionale per la ricerca e che i progressi siano ancora lenti, “due recenti dati hanno ridato ottimismo alla prospettiva di mettere a punto un vaccino. Innanzitutto, nonostante l’efficacia sia una stata modesta, la sperimentazione dell’RV144 condotta in Thailandia ha fornito una “prova concettuale” sul fatto che un vaccino possa riuscire a prevenire l’infezione Hiv nell’uomo, piuttosto che controllare la viremia. Il che, ovviamente, ha implicazioni significative, sul suo potenziale impatto in termini di salute pubblica. In secondo luogo, è’ stato accertato che un numero consistente di individui con Hiv (10-25%) produce anticorpi in grado di neutralizzare il virus. Nel corso dell’ultimo anno, da diversi gruppi di ricerca sono stati messi a punto anticorpi altamente neutralizzanti facendoli derivare da quelli prelevati da questi soggetti”.

Attraverso particolari strategie di progettazione razionale di un vaccino basato sulla struttura di questi anticorpi, Nabel e il suo gruppo sono riusciti ad identificare un anticorpo umano, denominato VRC01, capace di neutralizzare più del 90% dei ceppi virali esistenti in natura. Una volta acquisito questo dato, è stato poi possibile comprendere come questi anticorpi vengono generati nell’uomo.

Nabel ha affermato anche che “la necessità di trovare un efficace vaccino contro questa malattia, non è mai stata così più urgente di ora, e che diventerà sempre più difficile pertanto, condurre sperimentazioni sull’efficacia in futuro” .