Una discreta riduzione dell’apporto calorico giornaliero può ‘ringiovanire il cervello’. A sostenerlo la ‘Food restriction enhances visual cortex plasticity in adulthood’, uno studio, sui ratti adulti e sani insieme condotto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (In-Cnr) con a capo, Lamberto Maffei, presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei, nonché direttore dell’Istituto.

La ricerca ha dettagliato i risultati raggiunti, su Nature Communications.

Gli scienziati, hanno dimostrato che una lieve riduzione delle calorie ingerite può avere anche un forte impatto sulla plasticità del cervello, caratteristica che ci permette di apprendere, memorizzare ed infine promuovere il recupero da danni cerebrale.

Lo studio si è concentrato, principalmente sulla plasticità del sistema visivo, utilizzando la deprivazione monoculare, una procedura che, effettuata durante le fasi precoci dello sviluppo postnatale, cambiamenti funzionali e anatomici a livello della corteccia visiva primaria binoculare, un modello sperimentale, per una delle patologie più diffuse della vista, l’ambliopia.

Tale patologia, che ha un’incidenza nella popolazione umana dell’1-4%, può essere indotta da alterazioni della vista presenti in età precoce: il cui trattamento risulta inefficace se ritardato all’età adulta.

Attraverso questo studio, i ricercatori, sono riusciti a dimostrare che la restrizione calorica porta a cambiamenti molecolari noti per essere correlati con un innalzamento della plasticità, che ha consentito anche di intervenire sull’ambliopia anche in ratti adulti.

Per questo, un’alimentazione corretta ed equilibrata si conferma fondamentale.

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