Come comportarsi quando il bambino non parla

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 04 Ott 2011 alle ore 7:10am


Per capire come mai il vostro/a bambino/a non parla ancora, e sapere come fare, sappiate che ci sono alcuni elementi a cui bisogna dare molta importanza, ed è bene tenerli sotto controllo per poi decidere se è indispensabile una visita dallo specialista.

Ecco alcuni degli atteggiamenti del/la piccolo/a che i genitori non devono tralasciare di osservare perché potrebbero essere un campanello d’allarme per una possibile diagnosi differenziata. Cercate dunque di notare se:

1. Non si gira quando lo/la chiamate.
2. Non guarda la tv con un volume medio.
3. Non guarda negli occhi il suo interlocutore.
4. Non risponde ad ordini semplici (come ad esempio non prende la cosa che gli chiedete, ecc).
5. Non gioca in un modo adeguato con i giochi, ma ad esempio li lancia e basta.
6. Preferisce giochi stereotipati, apre e chiude scatolette, tappi di penne, cassetti, ecc.
7. Si calma solo se viene cullato/a.
8. Manifesta spesso ira.
9. Ha alcuni comportamenti autolesionisti.

E’ importante annotare tali comportamenti che dovranno poi essere riportati allo specialista in fase di valutazione.

La prima cosa che dovrà essere escluso in caso di ritardo del linguaggio è un deficit uditivo, quindi per questo è fondamentale monitorare le reazioni del/la bambino/a ai rumori.

Se vostro/a figlio/a, risponde quando lo chiamate o chiedete di prendere o fare una cosa (stando attenti a non farvi leggere le labbra) facendolo, significa che vi sente e che capisce il significato delle vostre parole.

Altrimenti bisogna accertarsi che non vi siano condizioni di sordità o ritardo dovuti magari a prematurità, malformazioni, sofferenza da parto, malattie ereditarie. Per questo, si raccomanda una valutazione audiologica e foniatrica.

Inoltre entrambe le valutazioni vengono eseguite dalla stessa figura medica, pertanto, l’audiofoniatra, è un otorinolaringoiatra ciò una figura specializzata nei problemi del linguaggio.

Se notate che:

1. il/la bambino/a appare isolato/a dal contesto nel quale vive,
2. non ha un contatto oculare con il suo interlocutore se non per poco tempo,
3. preferisce giochi stereotipati,

allora è bene sottoporlo/a oltre alla consulenza audiofoniatrica, ad una valutazione neuropichiatrica Infantile che potrebbe approfondire alcuni aspetti comportamentali.

Se invece il/la piccolo/a ha comportamenti normali in relazione ai suoni e un’interazione relazionale funzionale, in questo caso potrebbe significare che non voglia usare le parole, perché “gli conviene” continuare a comunicare con i gesti.

Pertanto, se vi indica un oggetto, e capite cosa vuole, dandoglielo subito, il/la bambino/a non si sforzerà mai a parlare, ma vi alzerà semplicemente il dito ottenendo quello che vuole.

Per questo è necessario, oltre ad indagare su eventuali difetti dell’udito, che proviate a non semplificargli/le la vita: non bisogna accontentarlo/a subito quando alza il dito, ma spingerlo/la a dirvi cosa vuole.