Sono sempre più numerosi i dipendenti, si parla di 9 su 10, che usano i propri dispositivi elettronici, per lavorare sul proprio posto di lavoro, non potendo usufruire di quelli aziendali.

A rilevarlo è un’indagine condotta da Avanade, la quale è riuscita a coinvolgere oltre 600 dirigenti di 17 Paesi. Ebbene, dai dati raccolti, si è scoperto che nell’88% dei casi, i dipendenti sono abituati ad utilizzare anche sul posto di lavoro i propri dispositivi tecnologici, percentuale che arriva a toccare nel nostro paese anche il 90%.

Tale meccanismo definito ‘Byod‘ (bring your own device, ossia ‘porta con te il tuo stesso dispositivo’), relativamente al dato sulle policy aziendali: appare a livello globale con solo il 32% dove i vertici aziendali ammettono di aver modificato le procedure per rendere più interessante il luogo di lavoro per i dipendenti soprattutto più giovani, mentre sotto il profilo tecnologico, la percentuale diventa anche doppia (63%).

Usando i propri smartphone e pc portatili, ecc anche al lavoro, si ha come primo risultato la possibilità di poter lavorare ovunque, cosa che soddisfa il 58% dei manager intervistati, oltre all’opportunità di poter lavorare anche oltre l’orario di lavoro (42%), ma con uno svantaggio, ossia quello che quando si è usciti dall’ufficio, non si smette mai di farlo.

Infine, sebbene si parli spesso di iPhone e iPad sinonimi di IT consumerization, tale studio ha evidenziato che, nonostante Apple sia senz’altro il player più usato, non è l’unico nella guida di questo trend.

Sembra, infatti, che secondo gli intervistati, i più noti dispositivi privati usati in azienda siano gli smartphone basati su Android, BlackBerry e laptop di Apple. In Italia, sul podio abbiamo il BlackBerry, seguito da iPhone e laptop con sistema operativo Windows.

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