La Cassazione con la sentenza 18.687 della V Sezione Penale, ha condannato un medico di famiglia di Milano con l’accusa di aver compilato un falso certificato medico con il quale prorogava la prognosi di un decorso di malattia ad una sua paziente.

Il medico non aveva affatto visitato la paziente certificando la malattia appurandone i sintomi riferitogli telefonicamente.

Il medico da parte sua, ha dichiarato di aver visitato la sua assistita di persona, soltanto 4 giorni prima di prorogarle lo stato di malattia e che, pertanto, gli era sembrato credibile il protrarsi dei sintomi della patologia lamentata dalla paziente.

Secondo i giudici, però, “non è consentito al sanitario effettuare valutazioni o prescrizioni semplicemente sulla base di dichiarazioni effettuate per telefono dai suoi assistiti. Ciò rende irrilevanti le considerazioni sulla effettiva sussistenza della malattia o sulla induzione in errore da parte della paziente”.

Oltre al medico, è stata condannata anche la sua assistita, colpevole di aver usufruito di una falsa certificazione per giustificare la sua assenza dal lavoro. I due imputati, erano stati assolti in primo grado.

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