Caso Ilva tutto ciò che c’è da sapere

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 23 Ago 2012 alle ore 7:02am


Il caso Ilva, di cui tanto si parla, non interessa soltanto la città di Taranto ma l’Italia intera, sia sotto il profilo del danno ambientale che ne deriva, sia da un punto di vista economico ed occupazionale.

La situazione è davvero disastrosa e molto allarmante, se si pensa che l’Ordine dei Medici della Provincia di Taranto ha pubblicato di recente, un documento nel quale invita i genitori del quartiere Tamburi ad impedire che i loro bambini giochino a contatto con la terra, o corrano sul prato, di fargli fare subito una doccia appena entrano in casa, di lavargli immediatamente anche i vestiti.

Patrizia Todisco, magistrato, ha firmato una ordinanza di sequestro degli impianti dell’ILVA per le gravissime violazioni accertate che hanno causato già tanti decessi. Gli ultimi dati ambientali infatti, resi noti a partire dall’inizio 2012, indicano che nel 2010 l’Ilva ha emesso dai propri camini:

– 4mila tonnellate di polveri
– 11mila tonnellate di diossido di azoto
– 11mila e 300 tonnellate di anidride solforosa
– 1 tonnellata e 300 chili di benzene
– 338,5 chili di IPA
– 52,5 grammi di benzo(a)pirene
– 14,9 grammi di composti organici di benzo-p-diossine e policlorodibenzofurani (PCDD/F)

Si parla dunque di circa 150 kg di sostanze emesse all’anno per ogni residente.

Secondo i dati raccolti dallo studio denominato Sentieri, condotto dall’Istituto Superiore di Sanità, e pubblicato sulla rivista scientifica “Epidemiologia e Prevenzione” nel dicembre 2011, vi sarebbe una media di 1.200 morti in eccesso l’anno nel periodo che va dal 1995 al 2002 (ovvero 1.200 decessi in più rispetto a quelli che statisticamente ne sarebbero stati attesi), nella popolazione che vive nei 44 Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (SIN). Ebbene, molti di questi decessi sono legati proprio a tumori polmonari, a tumori della pleura e a tumori del fegato.

Inoltre, dai dati resi pubblici nelle ultime settimane non emerge ancora la quantità di sostanze cancerogene che sono state sversate nel suolo, sottosuolo e nelle acque sotterranee, nonché negli sedimenti marini di Taranto. Né tanto meno viene indicata la cifra delle persone, compresi gli operai che si sono ammalati e sono morti negli ultimi due-tre anni.

Si ricorda poi, che lo Stato non può mettere in contrapposizione due diritti fondamentali come quello del lavoro e della salute. L’articolo 41 della Costituzione sancisce infatti, che l’iniziativa economica non può svolgersi in modo da recare danno alla sicurezza delle persone. Se qualcuno ha delle colpe, deve pagare e farsi carico di riconvertire il sito industriale affinché venga tutelata la salute dei lavoratori e non solo, e risarcire le persone che sono state danneggiate.

Ma come si potrà quantificare un danno simile? E come si potrà stimare il valore di tante vite perse? E quello di milioni di vite che sono a rischio? Come si potrà rimediare a tale disastro ecologico?

Inoltre, chi ci tutela di fronte a tante altre realtà industriali presenti sul territorio italiano, che mettono a rischio la salute e la vita dei lavoratori?