Anche Zara dopo H&M promette a Greenpeace di produrre capi non tossici

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 05 Dic 2012 alle ore 6:16am

Dopo che Greenpeace ha attaccato Zara , e quindi l’azienda produttrice Index, oltre ad altri 19 brand della moda low cost e non, chiedendo loro di produrre i loro capi senza l’uso di sostanze tossiche.

Ebbene, il noto marchio spagnolo ha annunciato il proprio impegno eco-sostenibile e che entro il 2020 l’abbigliamento prodotto da Inditex sarà a norma per la salute e l’ambiente.

Sì perché, Zara, ha già annunciato che attraverso alla società che ha alle spalle, inizierà a divulgare i dati delle emissioni già dal prossimo marzo 2013.

La Inditex detiene oltre a Zara, anche i marchi di Pull & Bear, Massimo Dutti, Bershka, Stradivarius, Oysho, Zara Home e Uterqüe.

La campagna Detox di Greenopeace sembra dunque aver sortito i risultati sperati. Sì perché tale campagna internazionale del 2011, ha dimostrato che oltre Zara, anche altre aziende di moda, utilizzano sostanze chimiche pericolose nei loro capi, dannosi quindi per la salute perché cancerogeni e anche per l’ambiente in quanto scaricano coloranti azoici.

Zara è pertanto l’ottavo marchio (dopo Nike, Adidas, Puma, H&M, Marks&Spencer, C&A, il colosso dello sportswear cinese Li-Ning) che si impegna ad eliminare tutte le sostanze tossiche dalla sua linea di produzione.

Tra gli altri marchi nei cui capi sono state rilevate da Greenpeace sostanze tossiche o cancerogene ci sono anche Levi’s, Giorgio Armani, Benetton, Calvin Klein, Diesel, Tommy Hilfiger.