Sclerosi multipla: il mese di nascita può essere un fattore di rischio

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 11 Apr 2013 alle ore 11:50am


Il mese di nascita, influirebbe sul nostro sistema immunitario. Questa è la conclusione a cui sono giunti dei ricercatori del Regno Unito, che hanno condotto una ricerca in collaborazione con tre istituti: il Queen Mary, l’Università di Londra e di Oxford, pubblicata su “JAMA Neurology”.

Questi scienziati, infatti, hanno analizzato i campioni di sangue del cordone ombelicale di cinquanta bambini nati a Londra tra il 2009 e il 2010, e da questi hanno scoperto che le difese immunitarie e i livelli di vitamina D dei neonati variano a seconda del periodo in cui sono stati messi al mondo, dimostrando che il mese di nascita di un bambino esercita un impatto forte sullo sviluppo del suo sistema immunitario e, di conseguenza, anche sul rischio di ammalarsi dopo di sclerosi multipla.

I risultati dello studio fanno emergere dunque, una probabile motivazione biologica del perché ci si possa ammalare di sclerosi multipla, ciò sarebbe condizionato dal mese di nascita e correlato ai livelli di vitamina D prenatali.

Diversi studi, ed in ultimo questo, hanno evidenziato che il mese in cui si nasce è un fattore capace di influenzare il rischio di imbattersi nella sclerosi multipla. L’effetto “mese di nascita” è particolarmente presente nel Regno Unito, dove il rischio di sclerosi è superiore tra gli individui nati a maggio e minore tra quelli nati a novembre.

La variabilità, secondo i ricercatori, sarebbe associata proprio ai diversi tassi di vitamina D prenatale. L’indagine britannica ha fatto emergere che i bambini nati a maggio hanno livelli significativamente più bassi di vitamina D (circa il 20 per cento in meno dei nati a novembre) e livelli più elevati (circa il doppio) delle cellule potenzialmente dannose T autoreattive che giocano un ruolo chiave nella risposta immunitaria dell’organismo.

La vitamina D, viene prodotta grazie all’esposizione della pelle alla luce solare, ed ha il ruolo di fissante del calcio nelle ossa, ma di contro, può influenzare la comparsa di malattie autoimmuni, che è quello che lo studio ha dimostrato.