Pensioni: cosa potrebbe cambiare con riforma governo Letta

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 01 Lug 2013 alle ore 11:39am


In ambito pensionistico, pare che possa esserci la possibilità di pensionamento volontario per tutti a 62 anni, con almeno 35 anni di contributi maturati, ma penalizzazioni progressive uscendo a 63, 64 e 65 anni: questa l’ipotesi alla quale sta lavorando il governo Letta per introdurre forme di flessibilità nella riforma previdenziale del ministro Fornero.

A confermarlo è il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Si partirà dal disegno di legge Damiano-Baretta (entrambi del Pd) che prevede un flessibilità di uscite con penalizzazioni per i pensionamenti tra i 62 e i 65 anni e mini-bonus per quelli tra i 67 anni e i 70.

L’obiettivo è quello di tagliare dell’8% l’assegno di chi lascia a 62 anni, del 6% di quello che lavora fino a 63 anni, del 4% di coloro che vanno in pensione a 64 e così via, fino alla neutralità di chi “sceglie” le regole generali e lascia il lavoro a 66 anni.

Chi lavora fino a 67 anni potrebbe avere un bonus del 2%, che sale al 4% per chi rimane in servizio fino a 68 anni e così via fino all’8% riconosciuto a chi inizia a riposarsi a 70 anni.

E’ previsto, inoltre, un prelievo alternativo sulle pensioni più alte (ma non solo su quelle d’oro) dopo lo stop al contributo di solidarietà sancito dalla Corte costituzionale alcuni giorni fa.

Sempre il ministro Giovannini ha annunciato inoltre, che una delle opzioni su cui si sta studiando il governo è un intervento a vasto raggio sull’indicizzazione, diverso da quello già adottato nel recente passato.