Matteo Renzi ha iniziato la corsa per il congresso in vista delle primarie del Pd, e già sono partite le polemiche. La sua presa di posizione su amnistia e indulto, caldeggiata dal premier, dal presidente Napolitano, e dal ministro Cancellieri, non è piaciuta a molti ministri ed esponenti del Pd e del Pdl

Il sindaco di Firenze, intervistato a In Mezz’ora, ha negato di avere criticato il Quirinale per la richiesta al parlamento di valutare l’ipotesi di amnistia spiegando “Io ho detto che non sarebbe serio, educativo, responsabile sette anni dopo un indulto come quello del 2006 farne un altro“.

Renzi avendo puntato il dito contro l’indulto proposto da Napolitano per risolvere il sovraffollamento delle carceri, è ora chiamato a replicare per difendersi, tant’è che dice: “Essere in disaccordo col Quirinale non è un peccato di lesa maestà. I ministri farebbero meglio a pensare di governare piuttosto che occuparsi di ciò che dico io”.

Gli attacchi infatti, gli sono arrivati dal ministro Zanonato, bersaniano, dal pidiellino Maurizio Lupi, passando per la radicale Bonino. Per il ministro degli Esteri: “Se Renzi è il nuovo che avanza, ridatemi l’antico“, mentre per il ministro per lo Sviluppo: “Renzi è come Grillo, guarda alla convenienza“.

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