Al reparto di fertilità dell’Ospedale Pertini di Roma, arrivano nuove disposizioni e un cambio al vertice a causa del recente scambio di embrioni, confermato dai test del dna. Da oggi ci saranno più controlli, procedure di sicurezza che saranno avviate anche in altri centri di fecondazione assistita del Lazio.

Il reparto di fisiopatologia della riproduzione intanto resterà chiuso per i nuovi pazienti ma aperto per coloro coloro che sono giù seguiti.

Le procedure d’ora in poi saranno blindate. Vitaliano De Salazar, direttore generale della Asl Rm B spiega «Di concerto con la commissione interistituzionale abbiamo provveduto alla nomina di un nuovo responsabile della struttura della Procreazione medicalmente assistita, abbiamo confermato il fermo degli arruolamenti e rafforzato il numero di personale presente per ogni singola fase di lavorazione, con la presenza contemporanea dei due biologi più un medico dell’equipe del Risk Management. Si attendono, inoltre, i risultati della verifica ispettiva ministeriale per l’adozione univoca e istituzionale di tutti gli eventuali ulteriori provvedimenti».

Oltre ad un incremento del personale saranno utilizzati anche dei codici identificativi per le coppie, non chiamate più con il loro nome e cognome. Inoltre, saranno praticati al massimo tre interventi al giorno.

Lo scambio, da quanto emerge, sarebbe stato causato da alcune coincidenze. Vediamo quali.

Il 4 dicembre cinque donne con una diagnosi di infertilità si recano al Pertini per essere sottoposte al prelievo (pick up) di ovociti, poi fecondati in provetta con gli spermatozoi dei rispettivi mariti. Ovociti e spermatozoi vengono messi in piastre di coltura contrassegnate ciascuna dal cognome della coppia cui appartenevano. Le piastre utilizzate, sono delle piccole scatoline di plastica trasparente, alte pochi millimetri, al cui interno hanno dei piccoli avvallamenti in cui se va bene, si sviluppano gli embrioni.

Ebbene, su ognuna di esse viene scritto il nome della coppia con il pennarello indelebile. Ed è questo uno dei passaggi che porta all’errore umano.

Lo scambio accade il 6 dicembre. Le cinque donne tornarono in ospedale per il trasferimento degli embrioni. Le prime due, con cognome molto simile, 5 lettere su 7 uguali, rispettivamente alle 10.30 e 10.45. Altro particolare causa di errore. La prima signora si sdraia sul lettino, per l’impianto. Un biologo le porta dal laboratorio la piastra degli embrioni contrassegnata da quello che pensava fosse il cognome della paziente e che invece si rivela dopo un errore di lettura. Alle 10.45 arriva la seconda donna che a sua volta riceve gli embrioni prelevati dalla piastra ma erano quelli della prima paziente.

Il 2 aprile, dopo l’esposto (datato 27 marzo) da parte dell’avvocato della coppia che ha scoperto di aspettare gemelli geneticamente non suoi, il direttore generale della Asl Roma B, Vitaliano De Salazar ha disposto che le piastre abbiano d’ora in poi colori diversi.

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