Firenze, il killer che uccideva le prostitute: “Ecco perché lo facevo”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 10 Mag 2014 alle ore 2:49pm

Riccardo Viti, durante l’interrogatorio avvenuto in questura, ha rivelato il perché dei suoi omicidi e di come è morta, lo scorso 5 maggio, la 26 enne Andrea Cristina Zamfir, prostituta romena da lui denudata, violentata e legata ad una sbarra a Ugnano, periferia del capoluogo toscano. Morta di lì a poco per un’emorragia dovuta alle sevizie a cui la giovane era stata sottoposta.

L’uomo ha anche ammesso di averlo fatto per dare sfogo a pulsioni sadiche diventate una vera e propria ossessione da circa 15 anni.

Il 55enne idraulico fiorentino, ha anche ammesso altre nove violenze, rivelando: “Mi piaceva vederle soffrire. Non mi volevano. Le donne non mi hanno voluto nemmeno quando ero ragazzo. Con loro non ho mai avuto fortuna“.

L’interrogatorio tenuto con il pubblico ministero Paolo Canessa, il capo della squadra mobile Lorenzo Bucossi e il maggiore del nucleo investigativo dei carabinieri Carmine Rosciano ha svelato che le pulsioni omicide del killer sono nate in un giorno ben preciso.

Ricordo che mentre facevo il militare ho sfogliato un fumetto e ho visto l’immagine di una donna seviziata con un bastone. E’ nata da lì la mia passione per i giochi erotici sadici e siccome nessuna mi considerava ho cominciato a frequentare le prostitute e soddisfare i miei istinti con loro perché a loro potevo chiedere di fare tutto quello che mi piaceva“, tutte cose che non poteva di certo fare con sua moglie, una ucraina e cui viveva.

L’assassino aveva allora pensato da diversi anni di rivolgersi alle prostitute. “Come sempre non l’ho scelta con criteri precisi, semplicemente andavo con la prima che accettava la mia offerta”, ha raccontato Viti, parlando della morte di Andrea Cristina Zamfir.

L’uomo ha poi precisato che “Loro scendevano dall’auto, io le legavo e cominciavamo. Se tutto andava bene poi le slegavo e le riportavo indietro, se cominciavano a urlare o scalciare o si rifiutavano, io scappavo via e poi buttavo i vestiti e le borsette strada facendo”.

Ed infine ha aggiunto che quella sua perversione è andata avanti negli anni divenendo sempre più grave: “Mi sono accorto subito l’altra sera che sono andato oltre, ho avuto paura e sono stato egoista, ho pensato soltanto a me e sono scappato via. Credevo che si sarebbe liberata come le altre. E invece il giorno dopo ho saputo dalla televisione che era morta. Ci ho pensato in continuazione, non volevo finisse così”.