Yara Gambirasio, come si è arrivati all’arresto di Massimo Giuseppe Bossetti

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 17 Giu 2014 alle ore 11:15am


Si chiama Massimo Giuseppe Bossetti, è incensurato, ha 44 anni, ha 3 figli, una sorella gemella, fa il muratore, vive con la famiglia a Mapello. Arrestato per l’omicidio di Yara Gambirasio davanti al pm Letizia Ruggeri, si è avvalso della facoltà di non rispondere, dichiarandosi sereno. Il suo fermo era stato annunciato nel pomeriggio di ieri dal ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Molti gli indizi emersi che hanno portato a lui. Secondo gli investigatori soprattutto una “perfetta corrispondenza” tra il Dna trovato sui leggings e gli slip della piccola Yara e quello di Bossetti, acquisito domenica sera, durante un controllo stradale, attraverso il test dell’etilometro.

Gli inquirenti sono arrivati a lui, sovrapponendo il suo Dna con quello di “Ignoto Uno”, rilevato sugli indumenti intimi della giovane vittima. L’uomo sarebbe il figlio illegittimo dell’autista di Gorno deceduto nel 1999, Giuseppe Guerinoni.

Attraverso migliaia di test condotti in tutta la Bergamasca, gli inquirenti sono arrivati al patrimonio genetico di quello che potrebbe essere il killer di Yara. Massimo Giuseppe Bossetti è stato prelevato dai carabinieri del Ros nella sua abitazione, sottoposto a provvedimento di fermo e poi interrogato.

Le indagini sono state condotte in modo tradizionale, e seguendo la pista dei test genetici su tutta la popolazione del Bergamasco. Ma tutte hanno condotto a Giuseppe Guerinoni, attraverso un nipote, e tracce di saliva rinvenute su di una marca da bollo di una patente. Il corpo dell’uomo è stato riesumato e sottoposto ad autopsia.

Gli inquirenti sono poi andati avanti con le indagini soffermandosi sulla relazione segreta che il Guerinoni, autista di Gorno morto nel 1999 aveva avuto con una donna, Ester Arzuffi, riuscendo così ad arrivare a Massimo Giuseppe Bossetti, figlio illegittimo dell’uomo.

Attraverso l’acquisizione di decine di testimonianze, gli investigatori sono arrivati alla madre, che vive a Terno d’Isola, sottoponendo al test del dna lei e tutti i parenti più prossimi del Guerinoni.

Inoltre, il cellulare del presunto killer, avrebbe agganciato la cella della zona dove è stato rinvenuto il cadavere della piccola Yara, nell’ora precisa in cui sarebbe avvenuto l’omicidio.

Bossetti fa il muratore, altro indizio non trascurabile, visto che la ragazzina aveva sugli abiti e nelle vie respiratorie grosse quantità di calce. Che i cani molecolari hanno fiutato e portato gli investigatori al cantiere di Mapello, dove l’uomo è possibile che abbia lavorato a nero. Inoltre di recente, aveva denunciato il furto di materiale edile dal suo furgone. Gli inquirenti, ieri sera, gli hanno sequestrato auto e furgone.

Altro indizio, non da poco, è dato dal fatto che Bossetti sarebbe anche il nipote biologico della donna di servizio di casa Gambirasio. E pertanto, non si esclude che conoscesse Yara.

Infine, dopo tante coincidenze, mancava solo la “prova regina” che è arrivata. Il test dell’etilometro ha rilevato una coincidenza del 99,99999987% di compatibilità con il dna di Guerinoni e quello trovato sul corpo di Yara.