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Mentre Yara Gambirasio si allenava nella palestra di Brembate di Sopra, il lunedì e il mercoledì, tra le 17 e le 19, Massimo Giuseppe Bossetti era lì.

Lo dimostrerebbero i tabulati telefonici del cellulare dell’uomo. Le “tavole di registro”, così chiamate dagli inquirenti e da Repubblica, rivelerebbero che il presunto assassino di Yara era solito frequente negli ultimi mesi che precedono la scomparsa e la morte della ragazza, il luogo della palestra.

Il muratore di Mapello era lì non soltanto il giorno in cui Yara venne rapita e uccisa (secondo alcune ricostruzioni e immagini del furgone modello Iveco Daily catturate dalla telecamera della Banca Veneta con occhio puntato su via Rampinelli), ma anche nel periodo precedente.

Quello che, secondo gli investigatori, è servito a Bossetti «l’uomo col pizzetto» di cui Yara aveva confidato al fratello di aveva paura, per “agganciare” la ragazzina da cui era attratto e creare con lei una sorta di rapporto di «consuetudine» o «pre-consuetudine» (termini utilizzati da polizia e carabinieri che seguono il caso).

Dieci sarebbero i sopralluoghi che l’indagato avrebbe fatto da inizio settembre sino a metà novembre 2010, con un incremento tra la prima e la seconda metà di ottobre.

«Il telefono combaciava con la palestra, come se ci stesse sopra», ha spiegato un investigatore a Repubblica riferendosi alle date del 4 ottobre, l’11 novembre, e in altre due date verso la metà di ottobre.

Così a distanza di quasi tre mesi di appostamenti, nella zona dove era facile incontrare la ragazzina, il 26 novembre 2010, secondo gli inquirenti, tra Yara e Bossetti si era già instaurato un rapporto di «consuetudine».

Servito a convincere la ragazza a fidarsi di lui e a salire sul suo furgone, forse lo stesso che si vede transitare dal fotogramma in via Rampinelli alle ore 18.

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