Iraq, raid Usa sui miliziani dell’Isis. Obama: “Non è una guerra, evitiamo genocidio”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 09 Ago 2014 alle ore 12:09pm


A distanza di undici anni dall’invasione che portò la fine del regime di Saddam Hussein, gli Usa tornano a bombardare l’Iraq.

Il Pentagono lo ha annunciato oggi nel corso dell’apertura di una campagna aerea volta a colpire le postazioni dello Stato islamico (Isis), la cui avanzata ha messo in fuga centinaia di migliaia di civili minacciando la regione autonoma del Kurdistan.

Il presidente Obama ha spiegato che l’America interviene «per colpire i terroristi islamici, proteggere il personale americano in Iraq ed evitare un potenziale genocidio».

Gli Usa sono intenzionati a proteggere le minoranze religiose, cristiani e Yazidi, seguaci di un antico credo pre-islamico, in migliaia messi in fuga dal Sinjar dopo l’ingresso dei jihadisti.

Molte persone sono bloccate sulle montagne vicine, e rischiano di morire di fame e di sete. Infatti il presidente americano ha assicurato anche imminenti aiuti umanitari.

L’Onu intanto fa sapere che sta lavorando per creare corridori umanitari al fine di riuscire a far evacuare i civili rimasti intrappolati nell’offensiva dell’Isis. La Francia appoggia la scelta di Obama e si dice pronta ad intervenire.

Il premier britannico David Cameron accoglie con favore la decisione della Casa Bianca, ma «non è previsto» un «intervento militare» da parte di Londra.

Infine l’Italia condivide la scelta di Obama, dichiara che è necessario «proteggere i civili iracheni e in particolare cristiani e yazidi» e sostenere lo sforzo delle milizie curde Peshmerga per fermare l’avanzata di Isis».