Intervista al tenore Gianluca Terranova che canta Caruso, in concerto il 27 agosto a Napoli

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 13 Ago 2014 alle ore 7:28am


Tuttoperlei.it ha intervistato il tenore Gianluca Terranova, reduce del concerto del 9 agosto 2014, tenutosi a Napoli nel Convento di San Domenico Maggiore, organizzato dal Forum Universale delle Culture in ricordo del grande tenore partenopeo Enrico Caruso, in veste di special guest, la cui straordinaria interpretazione si è conclusa con una lunga standing ovation.

D. Maestro, la sua partecipazione come protagonista nella fiction di Ra1 “Caruso – La voce dell’amore” a fianco di Vanessa Incontrada (2012), ha riscosso un successo mondiale, facendola diventare uno dei tenori più amati al mondo. Cosa ha provato con questa esperienza, e il ripercorrere la vita del grande Enrico Caruso?

R. La fiction è arrivata quando già avevo debuttato in molti grandi teatri: da Los Angeles alla Scala di Milano, dall’Arena di Verona all’Opera House di Sydney. Il successo mondiale per un tenore lo si costruisce con il cantare, sempre bene e sempre meglio, in giro per il mondo. Nei teatri d’Opera, e non certo, facendo concerti e dischi. La fiction mi ha fatto arrivare al grande pubblico italiano, e agli italiani all’estero. Perché come al solito noi italiani non sappiamo valorizzare i nostri prodotti. Una volta presi i soldini, che ci spettano, facciamo fatica a seguire un progetto a lungo termine. Gli stessi Caruso e Pavarotti sono diventati dei grandi cantando in America e nel mondo. In Italia, invece, erano criticati. Poi una volta lanciati in America, l’Italia si è accorta di loro. Io, invece, nel mio piccolo, ho avuto la fortuna di avere un successo popolare in Italia; ma nel mondo, mi guadagno il pane, giorno dopo giorno, conquistando i palcoscenici a suon di ‘Do’ di petto, cosa certamente, che la fiction non ti fa fare. Ripercorrere la vita di Caruso nel film, mi ha fatto soffrire, molto. Pensare che un ragazzo ha passato tutto quello che ha passato lui.. E poi la forza, e la passione che metteva nel suo lavoro per il pubblico.. E sentire alcuni “carusiani” che si riempiono la bocca col suo nome, senza dar conto a tutto quello che Enrico ha fatto e ha passato, mi smuove la bile. Ma per fortuna queste persone, rimangono nella loro nicchia senza fare troppi danni.

D. Come si è avvicinato alla recitazione?

R. Da sempre recito. Ho una moglie, che nasce attrice e recita, prima di me nella prosa, Sabrina Picci, ora madre di tre splendidi figli. Ha calcato le scene a fianco di Pani, Blanc, Del Prete, Zucchi, Gregoretti, P. Avati, C. De Sica, S. Rubini, M. Buy, P. Quartullo, ed io, dopo di lei, ho cominciato con Ranieri, Patroni Griffi, per poi arrivare alla fiction nel 2012.

D. E’ stato apprezzato da milioni di spettatori anche per le sue doti attoriali, vincendo il premio come “Miglior Attore protagonista” al Festival Fiction Campania. Pensa di continuare oltre che con la lirica, anche con la recitazione?

R. Non lo decido io. Certamente recitare è molto appagante. Lo rifarei, sempre che ne valga la pena. Perché la carriera di Tenore è molto difficile, e se molli, anche solo un attimo, rischi di cadere.

D. Maestro qualche anno fa è uscito il suo primo Cd distribuito dalla EMI CLASSIC “Terranova canta Caruso” contenente tra le arie del repertorio carusiano anche l’inedito “O sole ‘e Napule” musica di S.Reali e testo composto da lei. Il prossimo 27 agosto, come annunciato, sarà a Napoli all’Arena Flegrea, all’interno della rassegna di musica lirica ‘Opera Summer 2014’ con un concerto dal titolo ‘Terranova canta Caruso’. Può raccontare ai nostri lettori, come è nato questo evento, e che tipo di spettacolo proporrà a chi verrà ad ascoltarla?

R. Alla serata del 27 verrà anche Stefano Reali, il regista della fiction Caruso. Si ripercorrerà la storia tramite brevissime proiezioni di spezzoni del film, che faranno da filo conduttore alla scaletta dei brani che canterò con la grande orchestra sinfonica e il coro Tchaikovki. Sarà diverso, ed interessante, rivedere alcuni spezzoni e poi l’interprete in carne ed ossa uscire e cantare con la propria voce.

D. Nel corso della conferenza stampa, che si è tenuta alla Mostra D’Oltremare, lo scorso 31 luglio, ha raccontato che si è abbassato il cachet, per permettere a tutti di poter partecipare al suo concerto, al costo modico di 20 euro. Spera in una grande partecipazione?

R. Non mi aspetto un miracolo. In Italia non siamo abituati a concerti lirici popolari. Siamo rimasti ai tre tenori, e continuiamo a sfornare cloni di quel meraviglioso spettacolo che fu. Siamo in un momento di depressione culturale, ed è questo, ciò che ha innescato la crisi economica. Sono convinto che se si tornasse ad una società culturalmente elevata (e questo sarebbe a costo zero) si riuscirebbe a vivere meglio, anche dal punto di vista economico. La Cultura può generare ricchezza, è questo, purtroppo, non lo riescono a capire le nostre classi politiche. A loro sta bene che il popolo resti ignorante, perché è più facile da gestire. E in quanto a questa impresa, se non ci provo io, a portare un po’ di lirica ad un pubblico non “melomane”, chi può farlo oggi in Italia?. Infatti, ci sono tantissimi miei colleghi molto bravi, che non hanno visibilità, e questo non è, di certo, un buon segnale. Se vai a Vienna, o a Berlino, o a Londra, o a New York, puoi trovare una copertina di un magazine che ritrae un personaggio dell’opera. Qui invece questo non accade. È successo a me in Australia per la ‘Boheme,’ alla Opera House. La fiction mi ha dato questa possibilità, ed io cercherò di sfruttarla non per me, ma per l’opera lirica, patrimonio e ricchezza italiana nel mondo. E questo cercherò di fare a Napoli, perché? Perché a Napoli c’è stato il maggior ascolto della fiction e perché credo nei napoletani. Nel loro cuore. Loro sono capaci di fare i miracoli collettivi. Ai napoletani non piacciono i bluff, ed io non lo sono.

D. Ci svela come è nato, a prescindere dalla fiction, questo forte legame con la città di Napoli, essendo lei romano?

R. Io sono Italiano, e Napoli è una delle ricchezze che fa grandi la mia terra. Quindi la sento mia, perché amo l’Italia e le cose meravigliose che ha.

D. Maestro, si augura di ripetere questo tipo di spettacolo anche in altre città? O almeno spera in altre iniziative di questo genere, affinché la musica lirica, abbia il ruolo che gli spetta? Magari anche da parte delle istituzioni?

R. Non lo so. Sicuramente se nasce qualcosa deve nascere da Napoli, ed è giusto così. Sia perché parliamo di Caruso, che è nato ed ha voluto morire a Napoli, sia perché parliamo di Terranova, che artisticamente è nato a Napoli. La mia scuola è cominciata con Patroni – Griffi e Massimo Ranieri, per 350 recite di Hollywood”. E’ proseguita col repertorio napoletano, di Paolo Limiti su Rai Uno per 120 dirette, fino ad arrivare al Musical Caruso con 180 recite, e alla fiction su di lui, seguita da oltre 6 milioni di telespettatori in Italia, ed altrettanti nel mondo, con un audience del 45% in Campania e a Napoli. Quindi credo che sia giusto cominciare da qui. Devo, però, ringraziare chi sta rischiando con me: ovvero, Rino Manna e la sua equipe di produzione del Palapartenope, ed il maestro Quadrini che è riuscito a portare questa grande orchestra e a realizzare queste situazioni che in Italia diventano sempre più impossibili. In quanto, non siamo abituati più a rischiare. Vogliamo tutto coperto fino all’ultimo centesimo, e io mi inchino a questi personaggi che invece rischiano ogni volta, dando lavoro a tanta gente.

D. Sappiamo che dopo il diploma in pianoforte, lei si è dedicato allo studio del canto lirico affermandosi in diversi concorsi come il “Riccardo Zandonai” di Rovereto. Come è nata, in lei, la passione per la lirica?

R. È stata la scoperta di un dono: la voce. Io sono diplomato con ottimi voti in pianoforte al conservatorio, ma con il dono della voce non si scherza. E’ una cosa che va gestita e curata, è uno strumento che sta dentro di te e subisce tutto da te: alimentazione, stress, stanchezza, sforzo, depressione, insomma tutto. Il pianoforte è lì che quando vuoi, puoi suonarlo. La voce, invece, se non sei in vena, non esce fuori. Ecco spiegato, perché si stimano ancora di più personaggi come Caruso. Lui ha sofferto come uomo, anche nel pieno della fama e della ricchezza, però non si è fermato mai. Si è completamente donato al pubblico, che purtroppo ha calpestato tutto ciò che riguardava la sua vita personale.

D. Dopo il debutto a Roma ne ‘Il barbiere di Siviglia’, ha interpretato Pinkerton ne la ‘Madama Butterfly’, e Ismaele nel ‘Nabucco’, nei Teatri del circuito Lombardo diretto da Nicola Luisotti; ‘Les contes d’Hoffmann’ al Comunale di Treviso per la direzione di Peter Maag e Gina di Cilea al Teatro dell’Opera di Roma diretta da Christoper Franklin. Quale di queste interpretazioni, ed esperienze, è stata per lei particolarmente entusiasmante e significativa?

R. Sicuramente la Gina di Cilea, anche se il giovane Luisotti, che ora è uno dei più autorevoli direttori al mondo, me lo ricordo con grande orgoglio. Era già determinato e bravo nel ’97. Io, invece, ero ragazzino ed ora ritrovarlo “grande” mi fa un enorme piacere.

D. Nel 2008 ha conquistato pubblico e critica nel ‘Rigoletto’ all’Arena di Verona. E’ stato indicato come uno degli interpreti più interessanti del panorama attuale per il ‘Duca di Mantova’. Si è esibito al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, ha debutto alla Scala di Milano e all’Opera di Los Angeles. Il ‘Rigoletto’ è stato poi riproposto, visto il grande successo, anche a Tenerife e all’Opera di House in Australia. Ci parla di quest’ultima esperienza?

R. L’Opera Australia diretta da Lyndon Terracini è un esempio di come dovrebbe essere gestita una compagnia lirica. Noi, nel nostro Paese, non abbiamo, invece, “Opera Italia”. Siamo rimasti al tempo dei feudi. Ci sono, solo tanti teatri diretti da persone diverse, ed è impensabile fare circuitazione, coproduzione. Ed è, dunque, così, che si finisce col pesare sulle tasche comuni. La Opera Australia, invece, ha una piccola percentuale di soldi comuni e tutto il guadagno lo deve fare solo con lo sbigliettamento e gli sponsor privati. Noi, invece, non sfruttiamo la nostra ricchezza. Non facciamo fruttare il nostro patrimonio, infatti lo teniamo lì, ci costa una fortuna e non lo sappiamo far fruttare. Eppure abbiamo i più bei teatri al mondo, e gente che ne capisce di lirica. Ma queste persone forse hanno paura ad investire nella cultura. Invece bisognerebbe cominciare a cambiare tendenza. Per loro forse significa “sporcare” ciò che di “alto” c’è nel patrimonio culturale. Ma il risultato è che a Sydney hanno incassato con 18 recite di ‘Traviata’ 12 milioni e mezzo di dollari, un vero e proprio business, spendendone appena 4 e dando da lavorare a tanta gente. Qui, invece, se facciamo 5 recite di ‘Traviata’, e se non ci rimettiamo e riusciamo a pagare tutti e subito, è un grandissimo successo.

D. Maestro è particolarmente richiesto anche per il ruolo di Edgardo in ‘Lucia di Lammermoor’, Alfredo ne ‘La Travita’, Tonio ne ‘La figlia del reggimento’, Arturo Talbo ne ‘I Puritani’, Rodolfo ne ‘La Bohème’, e tanti altri. Quali tra i personaggi da lei interpretati, sono stati per lei particolarmente difficili, richiedendo uno studio ed una preparazione superiore?

R. Tutti i personaggi che ho interpretato hanno richiesto un grande studio. Alcuni sono più congeniali alla mia vocalità, altri, invece, li ho dovuto adattare. Poi se devo dire cosa mi ha appagato di più come musicista, rispondo sicuramente Faust nella ‘Damnation’ di Terry Gilliam e R. Abbado a Palermo, una partitura di Berlioz che adoro. Come tenore, invece, il Duca di Mantova del ‘Rigoletto’, Alfredo della ‘Traviata’, e Rodolfo della ‘Boheme, mi danno tantissima soddisfazione e sono molto congeniali alla mia vocalità!.

D. Grazie all’interpretazione di Alfredo, è stato nominato per il premio ‘Helpmann award’ quale migliore artista maschile. Ci racconta cosa ha provato?

R. Beh, essere nominato miglior interprete maschile, in un altro continente, in un opera italiana ti riempie certamente di orgoglio.

D. Maestro, ha ancora qualche sogno da realizzare?

R. Sì, ne ho tanti.. Sono ancora all’inizio!

D. Un’ultima domanda..Ci parla un po’ di lei, di qualche componente particolare del suo carattere, e di qualche passione che coltiva?

R. Io non mi fermo mai. Non corro, non mi stresso..Magari cado, inciampo, ma non mi fermo. Un po’ come fanno le tartarughe, che, tra l’altro, colleziono. Poi cerco di leggere il più possibile, e quando posso, guardo molti film profondi che insegnano qualcosa. E per rilassarmi cucino e invento piatti, che ai miei figli e agli amici sorprendono sempre. A parte qualche esperimento da non ripetere. Poi, naturalmente, mi piace dedicare molto tempo ai miei figli. Li ho voluti, ed è giusto che stia con loro e gli insegni che nella vita nulla è regalato, e che se fai qualcosa che porta gioia, a te e agli altri, vivi meglio. Tutto questo, naturalmente, non avrei potuto farlo senza l’aiuto di mia moglie, che da venti anni mi supporta e mi sopporta!.

Tuttoperlei.it ringrazia il tenore Gianluca Terranova, per la simpatia e la disponibilità dimostrate. Invita tutti i lettori a partecipare numerosi alla serata del 27 agostoTerranova canta Caruso‘, a Napoli ore 21,00 all’Arena Flegrea. (Per info: www.palapartenope.it, tel. 081 570 00 08).