Durante la seconda giornata del Festival del Cinema di Venezia una particolare attenzione è stata data al film “The look of silence”, film drammatico diretto dal cineasta americano Joshua Oppenheimer.

Seguel di “The Act of Killing”, uscito due anni fa, è incentrato sullo sterminio indonesiano avvenuto nel 1965, di cui si è parlato troppo poco.

Squadroni della morte, diretti dal dittatore Suharto hanno massacrato oltre un milione di comunisti o presunti comunisti. Un oculista di 44 anni, al quale hanno ucciso il fratello, si avvicina loro con la scusa di misurargli la vista. Così iniziano le domande su quello che è accaduto, su come è successo. Gran parte degli assassini sono vecchi, poco lucidi, assistiti da figli e mogli. I racconti parlano di orrori e di eventi dall’apparenza leggendaria. C’è più di uno dei carnefici che dice che beveva il sangue delle vittime appena sgozzate, «un modo per non diventare pazzo e non salire sugli alberi a pregare». Ci sono vecchi che rivelano davanti alla macchina da presa le loro imprese di fronte ai propri familiari.

“The Look of Silence” è dunque un film doloroso che parla di una storia realmente accaduta ma di cui se ne è sempre parlato poco, perché i discendenti di quei boia sono ancora oggi al potere.

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