Autista aggredita da una trentina di immigrati africani: “Apri o ti ammazziamo”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 22 Set 2014 alle ore 12:40pm

E’ una davvero brutta esperienza, quella vissuta da Elisa De Bianchi, 33 anni, autista dell’Atac.

Sabato pomeriggio, poco dopo le 19.30, sulla via Polense fra Roma e Tivoli, la giovane è stata vittima di un’aggressione da parte di una trentina di immigrati africani residenti in un centro d’accoglienza vicino Corcolle.

La donna era in servizio sul bus della linea 042, quando si è stata assalita da questi uomini.

«Non so perché – racconta Elisa-, forse erano arrabbiati perché aspettavano l’autobus da troppo tempo. Quando ho rallentato per arrivare alla fermata il gruppo si è messo in mezzo alla strada. Quei tipi urlavano, tiravano calci sulla carrozzeria e sulle porte. Mi hanno gridato di tutto. Erano solo le sette e mezzo di sera, ma ho avuto paura. All’improvviso ho sentito un botto e il finestrino vicino al primo posto dietro di me è andato in frantumi: avevano tirato una bottiglia di birra come un proiettile. Meno male che il bus era vuoto, sennò ci scappava il morto. A quel punto ho accelerato e sono scappata»..

E continuando aggiunge: «Spaccavano tutto, hanno sfondato il finestrino».

Ma non è finita qui. «Con il telefonino ho chiamato il nostro ispettore per le emergenze e lui mi ha consigliato di fermarmi al capolinea di Corcolle, distante circa due chilometri. Poi mi ha ritelefonato per dirmi di andare invece alla rimessa di zona. E così ho fatto, solo che proprio dopo il capolinea mi sono ritrovata davanti gli immigrati. Mi aspettavano, qualcuno li aveva portati fin lì. E hanno bloccato di nuovo la strada, solo che questa volta erano più cattivi. Ho chiuso il finestrino, non potevo andare né avanti né indietro. E nessuno mi aiutava».

Successivamente ha telefonato ad un collega che abita da quelle parti. «Mi sono messa a piangere per la paura, gli ho chiesto di salvarmi. Quelli intanto spaccavano tutto, hanno finito di sfondare il finestrino. Ho pensato: “Se riescono a salire mi violentano e mi ammazzano”. Allora mi sono messa a suonare con il clacson, ho fatto più rumore possibile, ma veramente assurdo è stato il totale menefreghismo dei passanti. Mi sono sentita davvero sola».