La manovra di Renzi da 36 mld di euro, con 18 mld di tasse in meno, secondo quanto annunciato

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 16 Ott 2014 alle ore 10:23am


La legge di stabilità presentata dal premier Renzi è di 36 miliardi di euro. Lo ha confermato lui stesso al termine del Cdm, sottolineando che “In un anno ci sono 18 miliardi di tasse in meno“, cosa naturalmente, da verificare.

Si tratta, secondo Renzi della “più grande riduzione di tasse mai fatta da un governo nella storia della Repubblica in un anno, un grandissimo messaggio che va al cuore degli italiani e delle italiane”, elencando le voci principali della manovra.

Si parte dall’azzeramento del costo del lavoro dall’Irap per 6,5 miliardi, mentre la stabilizzazione del bonus Irpef da 80 euro ha un costo di 7 miliardi (altri 3 miliardi sono già stati coperti con il dl Irpef).

E in merito, resta l’ipotesi di rafforzare le detrazioni per le famiglie numerose monoreddito.

Operazioni che mirano a ridurre il peso del fisco ma che allo stesso tempo hanno anche un costo.

Poi si è reso necessario, aumentare i tagli della spending review per il prossimo anno, prevedendo di incassare fino a 16 miliardi.

E dai tagli ai ministeri si punta a recuperare circa 4 miliardi di euro, e altri 4-5 miliardi che dovrebbero essere recuperati dalle Regioni e fra i 2 e i 3 miliardi dagli enti locali.

Dal pubblico impiego e soprattutto dal taglio del 3% delle retribuzioni dei dipendenti pubblici si stima un altro miliardo, altri 2 miliardi dal riordino della tax expenditure, e circa 1 miliardo dalla riforma delle società partecipate.

E sul fronte delle entrate, dovrebbero arrivare circa 2,5 miliardi dalla lotta all’evasione fiscale e l’ampliamento del reverse charge sull’Iva.

Il settore giochi dovrebbe invece permettere di ottenere un altro miliardo di euro.

E un altro miliardo dovrebbe servire ad incentivare la cancellazione dei contributi per le assunzioni a tempo indeterminato per tre anni, mentre altri 1,5 miliardi dovrebbero essere destinati a finanziare i nuovi ammortizzatori sociali.

Ed in merito al trasferimento del Tfr in busta paga se ne continua a parlare, ma i tecnici sono ancora al lavoro.

Ci sono poi la proroga dell’ecobonus del 65% e del bonus ristrutturazione del 55%, l’allentamento del patto di stabilità interno, la stabilizzazione dei 150mila precari della scuola, lo sblocco degli scatti per il comparto sicurezza, il credito d’imposta per la ricerca, e i fondi per l’emergenza alluvione di Genova, per l’Ebola, e in ultimo le spese indifferibili del 5 per mille alle missioni internazionali di pace.