Oggi 10 febbraio, si celebra il ‘Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’Esodo Giuliano-Dalmatà.

Alle ore 16.30, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si terrà una celebrazione per ricordare quanti persero la vita.

Aprirà la cerimonia il presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Antonio Ballarin, poi prenderanno la parola la giornalista Lucia Bellaspiga, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini.

Chiuderà la commemorazione, la presidente della Camera, Laura Boldrini.

Verranno premiate, tutte scuole vincitrici del concorso nazionale ‘La Grande Guerra e le terre irredente dell’Adriatico orientale nella memoria degli italiani’, promosso dal Miur.

Poi sarà la volta di un momento musicale con pianoforte e viola, di Aleksandar Valencic e Francesco Squarcia, che eseguiranno tre brani: Giuseppe Tartini Pirano D’Istria, “Didone abbandonata“, sonata in sol minore op.1 n.10; Astor Piazzolla, “Ave Maria“; Vittorio Monti, “Csardas“.

L’appuntamento sarà trasmesso sulla webtv della Camera, in diretta tv su Raidue a cura di Rai Parlamento.

Tra il 1943 e il 1947 migliaia di italiani, fra essi anche molti fascisti, ma soprattutto gente comune, colpevole solo di essere italiana e contraria al regime comunista, fu catturata dalle milizie comuniste del maresciallo Tito e gettata – viva o morta nelle foibe, ovvero degli “inghiottitoi”, voragini rocciose a forma di imbuto rovesciato, profonde anche più di duecento metri.

Cavità che per lunghi anni rimasero nascoste, e che solo dopo portarono alla luce i corpi di queste persone, vittime di efferatezze che potevano evocare quasi un disegno o meglio una “pulizia etnica”.

Infatti, intere famiglie furono costrette ad abbandonare un territorio non più italiano, ma jugoslavo a seguito del trattato di pace del 1947.

Su tale vicenda cadde il sipario. Per oltre mezzo secolo, sino a quando furono riesumate le prime salme di un migliaio di “infoibati”, e altre ne furono scoperte in seguito se ne iniziò a parlare.

Ad oggi, però, è impossibile stabilire quanti italiani finirono negli inghiottitoi, dato che molte cavità sono rimaste non identificate.

Si ritiene, però, che le vittime siano state almeno settemila.

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