Libia, gli italiani lasciano Tripoli. Chiusa l’ambasciata, minaccia Isis per l’Italia

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 16 Feb 2015 alle ore 6:22am


E’ scattato il rimpatrio degli italiani in Libia, a causa dell’avanzata dei miliziani dell’Isis verso ovest, che controllano gli obiettivi strategici del Paese, spingendo la Farnesina ad avviare l’espatrio dei connazionali.

E’ arrivato ieri sera, nel porto di Augusta, il catamarano San Gwann della compagnia Virtu Ferries con a bordo gli italiani evacuati dalla Libia. La nave, dopo la partenza ha fatto sosta a Malta per fare rifornimento, e quindi è ripartita alla volta dell’Italia.

Tre autobus delle forze armate saranno utilizzati per trasferire gli italiani in un’altra struttura militare, forse nella base aerea italiana di Sigonella.

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, nella giornata di giovedì riferirà in Parlamento sugli sviluppi della crisi, disponendo la chiusura dell’ambasciata italiana a Tripoli.

Intanto, nelle scorse ore, il radiogiornale dello Stato islamico aveva definito il ministro della Farnesina come “ministro degli Esteri dell’Italia crociata”.

E subito era arrivata la sua risposta: “Nel quadro della legalità internazionali possiamo anche intervenire”.

La politica italiana è in allerta. Il capogruppo di Forza Italia definisce “irresponsabile” il governo italiano. Berlusconi si dice già favorevole ad un’azione militare.

L’Italia si sa, è a rischio attentati, anche attraverso sbarchi clandestini.

Un messaggio firmato con il sangue alla Nazione della Croce” nel quale si mostra anche la decapitazione dei 21 egiziani copti su una spiaggia del Mediterraneo.

E ancora, “Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma… in Libia“, annuncia il boia con in mano un coltello insanguinato. “Avete buttato il corpo di Osama bin Laden in mare, mischieremo il suo sangue con il vostro“, recita infine minacciosa la voce in sottofondo alludendo alla fine fatta dallo sceicco del terrore, il cui cadavere fu lanciato nell’oceano dopo l’uccisione nel blitz in Pakistan.