Morte Pino Daniele, il cardiologo smentisce la compagna Amanda Bonini

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 02 Mar 2015 alle ore 11:56am


In un’intervista trasmessa ieri sera alle 20, dal Tg1, la compagna di Pino Daniele, Amanda Bonini, racconta nel dettaglio i giorni che hanno preceduto la morte dell’artista e la disperata corsa, in auto, dalla Maremma al Sant’Eugenio di Roma.

Poche ore dopo, in una nota diffusa dall’Ansa, il cardiologo Pino Gaspardone, che lo aveva in cura da tanti anni, dice la sua spiegando: “le dichiarazioni rilasciate dalla Bonini non corrispondono alla verità dei fatti”.

Nei giorni precedenti il 4 gennaio, le condizioni di Daniele non erano affatto allarmanti, e non è vero che quella sera non ci fosse nessuno al Sant’Eugenio ad attendere lui e la sua compagna”.

Da molti anni avevo in cura il signor Daniele dal punto di vista cardiologico, facendo ripetuti interventi percutanei a causa della sua grave patologia coronarica. Visitavo periodicamente il signor Daniele e frequentemente avevo contatti telefonici con lui ed i familiari in occasione di chiarimenti terapeutici o di variazioni sintomalogiche. Peraltro il signor Daniele, considerata la sua familiarità con l’equipe cardiologica dell’ospedale S. Eugenio, si è recato più volte, nel corso di questi anni, autonomamente e spontaneamente, anche in mia assenza, presso il pronto soccorso e gli ambulatori”.

Il 31 dicembre 2014 mi trovavo in vacanza nel Trentino e sono stato contattato dal signor Daniele che mi riferiva la volontà di sottoporsi a visita di controllo in quanto avvertiva una vaga sintomatologia di carattere intestinale analoga e contestuale a quella avvertita dalla compagna e un vago senso di spossatezza. Si concordava comunque di effettuare una visita di controllo per il pomeriggio del 5 gennaio 2015. Peraltro, mi sentivo tranquillizzato dal vedere la sera stessa il signor Daniele esibirsi nel concerto di fine anno a Courmayeur trasmesso in televisione”, sottolinea lo specialista.

Successivamente apprendevo che il signor Daniele aveva passato serenamente alcuni giorni di vacanza, verosimilmente il 2 e 3 gennaio, presso le terme di Saturnia dove aveva fatto regolarmente e senza alcun sintomo i bagni termali. Apprendevo inoltre che il giorno 4 il signor Daniele era stato a pranzo a un ristorante con parte della famiglia senza accusare alcun disturbo evidente”.

E arrivando alla sera del decesso il medico chiarisce: “Quella sera venivo contattato dalla signora Bonini che mi riferiva di alcuni disturbi vaghi riferiti dal signor Daniele caratterizzati da senso di stanchezza. Le consigliavo pertanto di controllare la pressione arteriosa sistemica e di distendere il signor Daniele, malgrado la pressione fosse nei limiti della normalità e raccomandando di tenermi aggiornato sulle condizioni cliniche. Poco dopo venivo ricontattato dalla signora Bonini e sentendola preoccupata le consigliavo di chiamare l’ambulanza, cosa che è stata fatta”.

Successivamente venivo ricontatto dalla signora Bonini che mi comunicava che il signor Daniele aveva preso la ferma decisione di recarsi al pronto soccorso dell’ospedale S. Eugenio. A quel punto ho avvertito immediatamente il medico di guardia della terapia intensiva cardiologica dell’ospedale S.Eugenio, Massimo Salsano, dandogli la disposizione di andare immediatamente al pronto soccorso in attesa dell’arrivo del signor Daniele, cosa che è stata fatta ed è facilmente riscontrabile”.

Infine, “Essendosi svolti così i fatti appare del tutto evidente che le dichiarazioni rilasciate dalla signora Bonini non corrispondono nella maniera più assoluta alla realtà dei fatti, in quanto se le condizioni del signor Daniele fossero state così allarmanti da giorni non avrebbe potuto esibirsi nel concerto di capodanno, andare alle Terme di Saturnia in vacanza né pranzare al ristorante il giorno stesso del decesso”.

Non corrisponde nemmeno alla realtà la sua dichiarazione che presso il pronto soccorso del San Eugenio non ci fosse nessuno ad accogliere il suo arrivo in quanto. Io stesso ho provveduto ad allertare l’equipe cardiologica che effettivamente e prontamente si faceva trovare al pronto soccorso”.