Strage in Tribunale: l’omicida voleva uccidere ancora, è entrato con un tesserino falso. Sarà interrogato lunedì

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 10 Apr 2015 alle ore 12:45pm


Claudio Giardiello è l’imprenditore, che a causa del fallimento della sua società e di un processo ancora in corso, ha deciso di vendicarsi ieri mattina, e di uccidere 3 persone, e ferirne altre 2.

Accusato di omicidio premeditato è stato arrestato ed è ora detenuto nel carcere di Monza in una cella di isolamento.

L’uomo, dopo aver compiuto una vera e propria mattanza nel Palazzo di Giustizia di Milano, è stato raggiunto dalle forze dell’ordine, che lo hanno rintracciato a Vimercate, dopo essere scappato a bordo di uno scooter, ha avuto un leggero malore ed è stato ricoverato in ospedale, dal quale è stato dimesso già in serata.

Ex imprenditore del settore immobiliare con alle spalle molti disastri finanziari e l’imputazione per bancarotta fraudolenta, secondo quanto riportato da molti mezzi di comunicazione, era intenzionato ad uccidere, ancora un’altra persona, un altro suo socio.

Stava andando a cercare Massimo D’Anzuoni, imputato come lui nello stesso processo.

Dopo essere stato sedato l’uomo è stato portato in carcere e posto sotto stretta sorveglianza per evitare che possa uccidersi.

Ieri il killer ha scelto il silenzio davanti agli inquirenti e si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Questa mattina il pm di Monza Franca Macchia inoltrerà al gip la richiesta di convalida del fermo.

Giardiello comparirà poi davanti al giudice per le indagini preliminari per l’interrogatorio di garanzia lunedì prossimo.

Se vorrà potrà spiegare perché nella mattinata di ieri indossando il suo completo marrone e la cravatta gialla ha deciso con un tesserino falso di riconoscimento, di varcare l’ingresso riservato solo a magistrati, avvocati, e personale amministrativo, salire al terzo piano del Palazzo di Giustizia armato di Beretta calibro 9X21.

E dopo un diverbio con il suo difensore, l’avvocato Appiani, che gli ha detto di non volerlo più assistere ha fatto quello che fatto.

In pochi minuti ha estratto la pistola dalla tasca e ha sparato ai due coimputati: Giorgio Erba che è morto sul colpo, e Davide Limongelli, nipote di Giardiello, rimasto gravemente ferito.

Poi non contento, ha puntato la pistola verso l’avvocato Appiani e lo ha ucciso.

Ha puntato la pistola, secondo un testimone, anche verso il pm d’udienza Luigi Orsi, il quale, rifugiatosi nella stanza dedicata alla camera di consiglio insieme al collegio presieduto da Teresa Ferrari da Passano, ha dato l’allarme chiamando il procuratore Bruti Liberati.

Nella fuga, però, sulle scale tra il primo e il secondo piano, il killer ha incrociato casualmente il commercialista Stefano Verna, incaricato di occuparsi del fallimento della Immobiliare Magenta, gli ha sparato ferendolo alle gambe.

Poi si è diretto verso l’ufficio del giudice civile della sezione imprese Fernando Ciampi, il magistrato che nel marzo del 2008 era nel collegio che dichiarò il fallimento della sua azienda, ha aperto la porta e lo ha ucciso con due colpi di arma da fuoco.

Giardiello, 57 anni, originario di Benevento, separato e con due figli di 33 e 24 anni, si era trasferito a Garbagnate Milanese nel 2012, dopo il fallimento del suo matrimonio.