Strage dei migranti: un superstite “Eravamo circa 950, molti chiusi nella stiva. Una cinquantina di bambini e 200 donne”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 20 Apr 2015 alle ore 10:42am


La Guardia costiera ha fatto sapere che sono 28 i superstiti e 24 i corpi senza vita recuperati e imbarcati sulla nave Gregoretti.

Il bilancio è destinato ad aggravarsi con il trascorrere delle ore.

Secondo, infatti, un superstite, ricoverato all’ospedale Cannizzaro di Catania, a bordo del peschereccio naufragato ci sarebbero state ben 950 persone.

A bordo eravamo 950, c’erano 40-50 bambini e circa 200 donne”, ha riferito l’uomo, originario del Bangladesh alla procura di Catania.

“Molti migranti sono stati chiusi nei livelli inferiori della barca”. Alla partenza, “i trafficanti hanno chiuso i portelloni impedendogli di uscire”.

Dopo lo sbarco delle salme e un controllo medico delle condizioni dei sopravvissuti la Gregoretti dovrebbe ripartire per poi fare rotta da Malta a Catania.

Il nuovo molo di Isla, davanti al porto grande della fortezza de La Valletta, è affollato da centinaia di persone tra forze dell’ordine, militari, medici, giornalisti e troupe televisive.

Oltre al personale dell’ospedale maltese anche gli operatori di Medici senza frontiere che in questi giorni hanno stretto un accordo con l’ong maltese Moas (Migrant Offshore Aid Station) per prestare soccorso ai migranti nel Canale di Sicilia con una nave medica.

Previsto nel pomeriggio un vertice straordinario Ue, su richiesta del premier Renzi. L’Italia sarà rappresentata, oltre che dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, dal ministro dell’Interno Angelino Alfano come deciso dalla rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherin.

L’Unione europea deve “accelerare” l’impegno per impedire la morte in mare di centinaia di migranti”.

Queste le parole del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, alla luce della nuova tragedia nel Mediterraneo, che ha ringraziato l’Italia per “tutti gli sforzi fatti” di fronte al “pesante impatto” rappresentato dall’arrivo di molti disperati. Sottolineando che “La risposta internazionale deve essere collettiva e riguardare non solo il miglioramento del soccorso in mare, ma anche l’accesso alla protezioneoltre ad assicurare il diritto di asilo a un numero crescente di persone che fuggono dalle guerre e cercano un riparo sicuro.