Malgrado sia trascorso oltre un anno, dall’aprile del 2014 in cui la Corte Costituzionale abrogò un pezzo della legge 40, quello che vietava la fecondazione assistita con l’eterologa, gameti estranei alla coppia, la magistratura è stata costretta ad intervenire di nuovo.

Quella amministrativa del Veneto ha infatti annullato la delibera regionale che imponeva il limite dei 43 anni alla donna che volesse sottoporsi all’eterologa, perché ritenuta una discriminazione rispetto alla omologa e all’età.

Eccesso di potere, illogicità, contraddittorietà, errata valutazione di fatto e di diritto: questa la base del ricorso presentato dall’Associazione Luca Coscioni, che il Tar regionale ha accolto.

Quel limite ai 43 anni viola il principio costituzionale dell’uguaglianza, nonché il diritto alla genitorialità e alla salute.

Una sentenza che arriva a poche settimane di distanza dall’ultima in via cautelare con la quale la Lombardia stabiliva il pagamento di un ticket pieno solo per la fecondazione eterologa, creando una disparità di trattamento con l’omologa.

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