Il Papa a Cuba “la riconciliazione con gli Usa sia da esempio al mondo intero”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 20 Set 2015 alle ore 1:52pm

papa francesco e raul castro
“Credo che oggi il mondo sia assetato di pace” ha detto il Papa prima di partire per Cuba ai giornalisti, raccontando di aver incontrato poco prima, una famiglia di profughi siriani ospitati nella parrocchia sant’Anna in Vaticano.

“Mi sono emozionato tanto: si vedeva il dolore nei loro volti”, e la sete di “giustizia, pace, libertà e riconciliazione”.

Tant’è che al suo arrivo a Cuba ha chiesto per questa terra proprio questi valori, cardini di un futuro migliore per l’intero popolo cubano, ripetendo nel primo discorso del viaggio “l’ardente appello” che nel 1998 fu pronunciato anche da San Giovanni Paolo II, affinché “Cuba si apra con tutte le sue magnifiche possibilità al mondo e il mondo si apra a Cuba”.

Il Santo Padre ha poi citato anche il padre dell’indipendenza cubana, Jose’ Marti’, nel suo discorso di benevenuto, per spiegare in parole povere che la vittoria che la Santa Sede auspica per Cuba è quella “di un sistema, morto per sempre, di dinastia e di gruppo”.

L’auspicio è che si realizzi un superamento delle chiusure che oggi penalizzano i cubani: quelle ideologiche e di apparato che hanno a lungo caratterizzato il regime comunista, e di tipo economico imposte dall’esterno con l’embargo.

Pronta subito la risposta del presidente Raul Castro “Abbiamo apprezzato il suo sostegno al dialogo tra gli Stati Uniti e Cuba”, ha detto al Pontefice, sottolineando che “il ripristino delle relazioni diplomatiche è stato un primo passo nel processo verso la normalizzazione dei rapporti tra i due paesi che richiederanno la risoluzione dei problemi e riparazione delle ingiustizie”.

“L’ambargo – ha scandito – ha causato danni umani e le difficolta’ per le famiglie cubane: e’ crudele , immorale e illegale. E’ necessario rimuoverlo”.

“Il territorio usurpato della Base Navale di Guantanamo deve essere restituito a Cuba”, ha continuato il presidente, elencando le questioni aperte ancora con gli Usa, partendo proprio dall’embargo.

Da parte sua Francesco ha espresso, “sentimenti di speciale considerazione e rispetto” per Fidel Castro, come primo atto della visita di oggi.

Il Papa ha poi confidato che la distensione che ha contribuito ad avviare tra Cuba e gli Stati Uniti possa essere contagiosa anche per altri stati dove sono in corso tensioni e guerre.

“Il mondo necessita di riconciliazione”, ha detto ancora evocando la prospettiva di una terza guerra mondiale a pezzi”. “Questo viaggio apostolico – ha poi ricordato il Papa – coincide con il primo Centenario della proclamazione della Vergine della Carita’ del Cobre a patrona dell’Isola”. E da quel momento la Vergine “ha accompagnato la storia del popolo cubano, sostenendo la speranza che custodisce la dignità delle persone nelle situazioni più difficili e difendendo la promozione di tutto ciò che conferisce dignità all’essere umano”.

“In questi giorni – ha concluso – avrò l’occasione di recarmi al Santuario del Cobre come figlio e pellegrino, a pregare nostra Madre per tutti i suoi figli cubani e per questa amata Nazione, perché segua l’esempio dei veterani della guerra d’indipendenza, che “mossi da sentimenti di fede e di patriottismo, chiesero che la Vergine mambisa fosse la patrona di Cuba come Nazione libera e sovrana”.

Grande accoglienza riservata a Francesco dai cubani. Decine di migliaia le persone che affollavano i bordi dell’autostrada, lunga 18 chilometri che separa l’aeroporto internazionale “Jose’ Marti'” dal centro dell’Avana. La folla salutava il papa sventolando fazzoletti bianchi, il papa in piedi sull’automobile rispondeva a tutti con un saluto con la mano.