Aspirina, un ottimo farmaco antitumorale

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 24 Set 2015 alle ore 6:53am

assunzione aspirina
In America una piccola dose quotidiana di aspirina, è impiegata come un ottimo antitumorale. Ne sono conviti diversi ricercatori, che sostengono che assunta con regolarità, sarebbe in grado di ridurre notevolmente, l’incidenza e la mortalità di diversi tipi di cancro.Primo tra tutti quello al colon retto.

Una conclusione a cui sono arrivate diverse ricerche condotte nel corso degli anni. L’uso regolare della cardio-aspirina ad esempio, diminuirebbe sensibilmente le probabilità di ammalarsi di cancro e nei pazienti già colpiti dal male sarebbe in grado di abbassare la mortalità, riducendo così anche il rischio di sviluppare delle metastasi.

L’ultima ricerca, in ordine di tempo, è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Annals of Oncology”. Condotta in Gran Bretagna spiega di aver osservato per 10 anni consecutivi pazienti che assumevano l’aspirina, rilevando così un calo dell’incidenza dei tumori al colon del 35%, e dell’esofago e dello stomaco del 30%.

L’uso dell’aspirina, infatti, in dosi inferiori ai 100 milligrammi, è raccomandata anche in Italia. Favorevole al suo utilizzo, il professore Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Regina che sostiene che “in pazienti recidivi consolida l’effetto benefico della chemioterapia, in più c’è un ottimo rapporto costo-beneficio all’uso del farmaco. Anche considerando le principali problematiche dell’aspirina, legate al rischio di sanguinamento, in particolare gastrico il rapporto risulta sempre a favore dell’uso dell’aspirina, anche rispetto agli effetti collaterali che dà la chemioterapia”.

Esperti americani suggerirebbero pertanto l’uso dell’aspirina anche nella prevenzione di infarto ed ictus, sottolineando che i pro della sua efficacia sovrasterebbero i contro soprattutto nelle persone tra i 50 e i 69 anni già a rischio di malattie cardiovascolari. Le raccomandazioni escluderebbero, però, la fascia di età sotto i 50 anni e sopra i 70, perché i rischi di sanguinamento risulterebbero maggiori in questi pazienti.