Venezia, le opere di Klimt e Chagall presto all’asta per risanare i conti della città

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 11 Ott 2015 alle ore 12:01pm

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Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro pensa a vendere le opere d’arte pubbliche, per risanare i conti della città.

“La situazione di bilancio di Venezia è nota a tutti, per cui certamente c’è la volontà di fare un approfondimento in questo senso”, ha spiegato ieri il sindaco, aggiungendo anche: “In mancanza di altre risorse, la necessaria salvaguardia della città potrebbe anche dover passare attraverso la rinuncia ad alcune opere d’arte cedibili perché non legate, né per soggetto né per autore, alla storia della città”. “Piuttosto di vedere scuole o biblioteche a pezzi faccio questa scelta: prima di morire guardando il quadro vendo il quadro”.

E su notizie di stampa che davano come possibili opere alienabili, tra le altre, capolavori come la “Judith II Salomè” di Klimt, e il Rabbino di Vitebsk di Chagall, custoditi nel museo civico di Cà Pesaro, secondo i collaboratori del sindaco, “si tratta di opere che non hanno nulla a che vedere con la storia artistica e culturale di Venezia”: quindi nessun Canaletto e nessun Giovanni Bellini.

Il Comune è passato nel corso degli ultimi anni dal commissariamento del dopo-Mose, dovuto alle dimissioni dell’ex sindaco Giorgio Orsoni, e che ha sforato diverse volte il patto di stabilità, al 2015 che si prevede di chiudere i conti in ‘rosso’ per 64 milioni di euro.

Brugnaro giorni fa scriveva in un dossier, presentato ai parlamentari, che “Venezia sta cadendo a pezzi, solo per la manutenzione ordinaria dei Dogi la città ha bisogno di 40 milioni l’anno”.

Il sindaco manda dunque allo stato un messaggio ben preciso: “Il governo sta facendo la legge di stabilità, in questi giorni il segnale bello sarebbe che questo governo italiano, in cui tutto sommato credo, capisca che Venezia è un asset per l’Italia. La città è di tutti. Dal mondo intero ci danno sempre consigli e suggerimenti preziosissimi, ma dopo non ci danno mai le risorse. Lanciano il sasso e tolgono la mano – conclude – adesso è il momento che le persone che amano veramente Venezia facciano qualcosa di concreto oltre ai discorsi”.