Scott Weiland, viagra, psicofarmaci e cocaina nel tour bus dove è morto. La ex moglie “Non glorificate questa tragedia”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 12 Dic 2015 alle ore 3:38pm

Scott Weiland
Nuovi dettagli emergono in queste ore sulla morte di Scott Weiland.

Il tour bus dove la star è stata trovata morta lo scorso 3 dicembre era pieno di sostanze e medicinali di diverso tipo.

La polizia ha rinvenuto tra i tanti cocaina, marijuana, viagra, calmanti, antidolorici, sonniferi e uno psicofarmaco che probabilmente l’ex leader degli Stone Temple Pilots assumeva dal lontano 2001, quando gli era stato diagnosticato una patologia da disturbo bipolare.

Durante la sua carriera il cantante aveva spesso avuto problemi di dipendenza da droghe e da alcol. Si attendono ora i risultati dell’esame tossicologico che non arriveranno prima di un mese.

Così a pochi giorni dalla sua morte, l’ex moglie e modella Mary Forsberg Weiland scrive, a nome suo e dei figli avuti con il musicista, Noah e Lucy, adolescenti di 15 e 13 anni, una lettera aperta. Un monito per la comunità della musica, parole crude che emanano senso di rivalsa, affidate al quindicinale Rolling Stone Usa.

La missiva datata 9 dicembre dice: “Il 3 dicembre 2015 non è il giorno in cui è morto Scott Weiland. È il giorno ufficiale in cui il pubblico lo piangerà, ed è stato l’ultimo giorno in cui è stato messo davanti a un microfono per i benefici economici o il divertimento di altri. Il fiume di condoglianze e preghiere offerte ai nostri figli, Noah e Lucy, è stato travolgente, apprezzato e anche di conforto. Ma la verità è, come per molti altri bambini, che loro hanno perso il loro papà anni fa […]”.

“[…] Non vogliamo svilire il formidabile talento di Scott, la sua presenza o la sua abilità di accendere qualsiasi palco con il suo sfavillante entusiasmo. Molte persone sono state così gentili da lodare il suo talento. Ma, a un certo punto, c’è bisogno che qualcuno si alzi e sottolinei che certo, questo accadrà ancora perché siamo noi intesi come società a incoraggiarlo. Leggiamo critiche di concerti orrendi, vediamo video con artisti che cadono letteralmente a terra, incapaci di ricordare i loro testi anche se scorrono su un gobbo elettronico a pochi metri di distanza. E quindi clicchiamo su ‘aggiungi al carrello’ perché ciò che in realtà è roba da ospedale in genere viene considerata arte”.