gennaio 1st, 2016

Papa durante l’omelia di oggi: l’ingiustizia e la violenza feriscono l’umanità

Pubblicato il 01 Gen 2016 alle 12:37pm

“Molteplici forme di ingiustizia e di violenza feriscono quotidianamente l’umanità”.

Papa Francesco durante l’omelia di oggi, primo giorno liturgico dell’anno, sottolinea che “ogni giorno, mentre vorremmo essere sostenuti dai segni della presenza di Dio, dobbiamo riscontrare segni opposti, negativi, che lo fanno piuttosto sentire come assente”.

“Bisogna vincere l’indifferenza che impedisce la solidarietà con la misericordia”, ha aggiunto il Pontefice.

E continuando il santo padre ha aggiunto “Un fiume di miseria, alimentato dal peccato, sembra contraddire la pienezza del tempo realizzata da Cristo. Eppure, questo fiume in piena non può nulla contro l’oceano di misericordia che inonda il nostro mondo. Siamo chiamati tutti ad immergerci in questo oceano, a lasciarci rigenerare”.

E’ l'”oceano” della “misericordia” che può “rigenerare” l’uomo “per vincere l’indifferenza che impedisce la solidarietà, e uscire dalla falsa neutralità che ostacola la condivisione”.

Il papa ha sottolineato che “Cristo ci spinge a diventare suoi cooperatori nella costruzione di un mondo più giusto”.

Botti, bilancio più lieve rispetto agli anni passati

Pubblicato il 01 Gen 2016 alle 11:50am

Al sud si registra un sensibile calo del bilancio dei feriti per i festeggiamenti di Capodanno, rispetto allo scorso anno. Non mancano però feriti anche gravi.

L’incidente peggiore si registra a Potenza, in Basilicata, dove a un uomo di 54 anni ha subito l’amputazione della mano. Il paziente avrebbe anche subito lesioni gravi all’altro braccio e in altre parti del corpo. Sull’episodio indaga la Polizia.

Seicentosessanta gli interventi dei Vigili del Fuoco in tutta Italia riconducibili ai festeggiamenti di Capodanno, in netto calo rispetto al 2014, 1.750.

Il numero maggiore si registra in Campania (120), ma quest’anno è per fortuna la metà rispetto all’anno passato, 108 in Lombardia, 101 nel Lazio, 82 in Puglia, in Veneto 46.

Nel corso di tutto il 2015 – precisano i Vigili del Fuoco – gli interventi di soccorso sono stati complessivamente 713.745; nel 2014 676.600.

In Sicilia il numero maggiore di soccorsi (72.409), seguono Lombardia (72.209), Lazio (67.236), Campania (65.416), Toscana (56.872), Emilia Romagna (54.138), Piemonte (51.524).

A Napoli e provincia il bollettino medico parla di 31 feriti, di cui 18 nel capoluogo, uno in condizioni gravi. Si tratta di un uomo ferito a un occhio e a una gamba, in prognosi riservata.

Numeri che però sono in netto calo rispetto al 2015 quando i feriti furono 51.

In provincia di Caserta. Un uomo ha riportato gravissime lesioni a due dita della mano ed è stato trasportato all’ospedale ‘Pellegrini’ di Napoli. Solo ecchimosi a una gamba invece per l’altro ferito. L’anno scorso i feriti nel casertano erano stati nove.

Diciassette i feriti nel Salernitano. I più gravi sono un 23enne di Fisciano, ricoverato in prognosi riservata per lo spappolamento della mano sinistra; un 51enne di Cava dei Tirreni con una ferita a una gamba e prognosi di 40 giorni; un 50enne con la mano sinistra lesionata e una prognosi di 30 giorni e un 77enne che ha perso due dita e una falange.

Bari e provincia: un quarantenne di Andria ha perso due dita. Un minorenne ha riportato ustioni lievi alla fronte. E sempre ad Andria che un incendio, probabilmente provocato dallo scoppio di un petardo, ha completamente distrutto nella notte la struttura esterna di una pizzeria nel centro cittadino.

A Foggia i feriti sono cinque, di cui uno grave. Si tratta di un uomo di 53 anni che, a causa dello scoppio di un petardo che stava maneggiando, ha subito l’amputazione della mano sinistra.

Sempre nel capoluogo pugliese un ragazzo ha subito ferite ad un occhio e ad una gamba. Meno gravi le ferite delle altre tre persone che hanno fatto ricorso alle cure dei sanitari del Pronto Soccorso degli Ospedali Riuniti.

A Torino, un ragazzo di 14 anni è rimasto ferito al volto e alle mani a causa dell’esplosione di una bomba carta. Il giovane è stato trasportato d’urgenza all’ospedale San Giovanni Bosco.

Pochi feriti, ma nessuno grave, invece a Milano.

Mattarella, un discorso di fine anno diretto al cuore della gente. In poltrona e meno formale

Pubblicato il 01 Gen 2016 alle 10:35am

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per il suo primo discorso di fine anno agli italiani, su reti unificate, sceglie una atmosfera più familiare, di cittadino tra i suoi concittadini. Rompendo gli schemi tradizionali abbandona le stanze ufficiali del Quirinale per parlare agli italiani seduto su di una sedia del salotto dei suoi appartamenti privati, al terzo piano.

Il messaggio è di vicinanza: Mattarella vuol dare l’opportunità agli italiani di entrare direttamente nella casa del Presidente.

Sullo sfondo, in primo piano, le bandiere dell’Italia, dell’Europa e della presidenza della Repubblica. Poco più dietro, una rosa di Natale e un tavolo con sopra una campana di vetro contenente un presepio artistico, della tradizione napoletana.

Al centro del suo discorso l’ambiente, l’emergenza smog, l’evasione fiscale, il piccolo Aylan e le tante donne e uomini che sono alla ricerca di un futuro migliore” che muoiono in mare, purtroppo nell’indifferenza”.

Niente politica. Il capo dello dello Stato parla soprattutto di ”lavoro” che manca ”ancora purtroppo, a troppi nostri giovani”.

“Dobbiamo diventare un Paese meno ingessato e con maggiore mobilità sociale” mentre in Italia “i giovani che provengono da alcuni ambienti sociali o da alcune regioni hanno più opportunità”. “Le diseguaglianze – sottolinea il presidente – rendono più fragile l’economia e le discriminazioni aumentano le sofferenze di chi è in difficoltà”.

“Il lavoro manca soprattutto nel Mezzogiorno. Si tratta di una questione nazionale. Senza una crescita del Meridione, l’intero Paese resterà indietro”.

Un discorso dedicato alle ”principali difficoltà e alle principali speranze della vita di ogni giorno”.

Poi un riferimento al santo Padre, visto come guida, come esempio per tutti.

Marò, si lavora a una ‘roadmap’ per uscire dalla crisi

Pubblicato il 01 Gen 2016 alle 7:55am

India e Italia sarebbero studiando con una ‘roadmap’ risolva le tensioni diplomatiche che si sono venute a creare negli ultimi 4 anni, a causa della vicenda legata ai due fucilieri italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone accusati di aver ucciso i due pescatori indiani il 15 febbraio del 2012.

A rivelarlo è il quotidiano online The Telegraph che cita anche “tre alti responsabili” indiani, sottolineando che con buona probabilità l’accordo dovrebbe “prevedere che ognuna delle parti accetti le richieste chiave mosse dall’altra” e che “il negoziato non vada ad interferire con gli aspetti legali del caso esaminato dalla Corte suprema indiana e dalla Corte permanente di arbitrato dell’Aja (Cpa), e non si miri a raggiungere accordi extragiudiziari”.

E se la trattativa dovesse andare in porto, l’India “non dovrà opporsi ad una richiesta italiana davanti alla Corte suprema di permettere a Salvatore Girone di ritornare in Patria”.

L’Italia invece dovrà impegnarsi a ritirare le sue obiezioni nell’adesione dell’India a quattro importanti organi di controllo relativi alle modalità di esportazione: Nuclear Suppliers Group (Nsg), Missile Technology Control Regime (Mtcr), Wassenaar Arrangement e Australia Group.

Ma non è tutto. New Delhi vuole anche un allentamento delle pressioni sull’Unione europea (Ue) al fine di non accelerare un accordo commerciale con l’India.

Infine un impegno davanti alla Corte suprema a rimandare Latorre e Girone in un processo in India qualora la Cpa si esprimesse a favore sul tema della giurisdizione.

Lucca, bimbo di 5 anni con tubercolosi

Pubblicato il 01 Gen 2016 alle 7:25am

La tubercolosi, è una malattia infettiva che sembrava essere debellata da anni, eppure che torna a far paura e a far parlare di sé in Italia dove è stato contagiato un bambino di appena 5 anni a Lucca, che frequenta la scuola materna di Capannori.

La tubercolosi è una malattia che può provocare seri danni. La dirigenza toscana dell’Asl ha subito tranquillizzato la popolazione sostenendo che il tipo di tubercolosi che ha colpito il piccolo non è infettivo e quindi non ci sono seri pericoli per una possibile epidemia.

In via del tutto precauzionale, nel paese dove abita il bambino è stato deciso di avviare le normali procedure per la profilassi. I dirigenti dell’Asl hanno comunicato che i 26 compagni di classe del piccolo di 5 anni colpito da tubercolosi si sottoporranno agli opportuni controlli.

Il piccolo colpito dalla tubercolosi è ora ricoverato presso un plesso ospedaliero di Lucca e in queste ore è giunta la notizia che le sue condizioni di salute sono sensibilmente migliorate.

Il ‘sesto senso’ esiste. Essere ansiosi aiuta ad affrontare il pericolo

Pubblicato il 01 Gen 2016 alle 6:49am

E’ nei momenti in cui ci sentiamo in pericolo che avvertiamo di avere in noi risorse inspiegabili per affrontare le avversità della vita e rimetterci in piedi.

Un gruppo di ricercatori francesi è riuscito a dare un’ampia spiegazione a tutto questo, alla forza che ci anima e ci spinge di fronte a un pericolo, scoprendo perché i nostri neuroni sembrano impegnarsi di più nella cattiva sorte piuttosto che in quella buona.

Ebbene, secondo gli scienziati, dipenderebbe tutto da una molla che scatta in noi quando ci troviamo davanti ad una minaccia: un ‘sesto senso’, chiamiamolo così, che abita in un’area precisa del nostro cervello e che è in grado di captare un’insidia al momento che ci serve.

In pratica, bastano 200 millisecondi affinché questa ‘antenna’ si attivi. E avere un carattere ansioso aumenta questa capacità di reagire a un determinato momento negativo o di crisi.

Queste le principali conclusioni a cui sono arrivati gli studiosi dello studio pubblicato su ‘eLife’, di Marwa El Zein dell’Inserm (Istituto francese di sanità e ricerca medica) e della Scuola Normale Superiore di Parigi.

Per la prima volta, una specifica area cerebrale viene collegata al senso del pericolo. Ma la cosa che stupisce più di tutte, secondo i ricercatori, è l’avere osservato che, mentre nelle persone ansiose il segnale di allarme viene elaborato dalla regione del cervello responsabile dell’azione, in quelle più tranquille viene processato dai circuiti deputati al riconoscimento facciale.

E così, gli scienziati d’Oltralpe tracciano anche l’identikit del viso che viene percepito come minaccioso: ha l’espressione arrabbiata, guarda dritto verso di noi.

Il Piccolo Principe, al cinema dal 1 Gennaio

Pubblicato il 01 Gen 2016 alle 6:04am

“Il Piccolo Principe” arriva al cinema per un Capodanno davvero speciale. Diretto Mark Osborne per la prima volta sul grande schermo la favola di Antoine de Saint-Exupery, per grandi e piccini.

In sala da oggi 1 gennaio, dopo il successo ottenuto all’ultimo Festival di Cannes, dove la pellicola è stata presentata in anteprima, una favola intramontabile, di grande insegnamento, prende vita sul grande schermo.

A traghettare lo spettatore, piccolo o grande che sia, nel mondo fantastico de Il Piccolo Principe è lo sguardo impertinente di una bimba, Prodigy, a cui l’ambiziosa madre programma ogni ora della sua vita, per poter entrare un giorno in una prestigiosa facoltà. Un giorno d’estate, però, a distrarla è un aeroplanino di carta che entra dalla finestra: sopra ci sono alcune righe di una storia che catturano la sua curiosità.

A lanciare il cartoccio è stato il vicino di casa, un vecchio e strampalato ex-aviatore con tanto di cuffia in cuoio, che comincia a parlarle del “piccolo principe” che avrebbe incontrato anni prima, in pieno deserto, quando il suo apparecchio era precipitato…

Nella versione italiana Toni Servillo è l’Aviatore, Vittoria Bartolomei la ragazzina e Lorenzo D’Agata il Piccolo Principe.

Nel cast spiccano anche i nomi di Micaela Ramazzotti (la Rosa), Pif (il Re), Giuseppe Battiston (l’Uomo d’affari), Angelo Pintus (il Signor Principe), Paola Cortellesi (la Mamma), Alessandro Gassmann (il Serpente), Stefano Accorsi (la Volpe) e Alessandro Siani (il Vanitoso).

Trasporre sul grande schermo Il Piccolo Principe sembrava un’impresa davvero impossibile, e invece, la sfida è stata vinta dall’Mark Osborne (noto per Kung Fu Panda) dopo aver speso 80 milioni di dollari e impiegato otto anni di lavoro e oltre 200 animatori.