Giulio Regeni scriveva su Il Manifesto, usava pseudonimo. Investigatori italiani inviati in Egitto

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 05 Feb 2016 alle ore 12:01pm

giulio regeni
Scriveva dall’Egitto per il Manifesto il giovane 28enne, dottorando italiano, dell’università di Cambridge, trovato morto e nudo alla periferia del Cairo, sul cui corpo evidenti segni di percosse e torture.

Di recente il giovane aveva realizzato un articolo sui sindacati chiedendo di usare uno pseudonimo.

Giuseppe Acconcia, collaboratore del Manifesto, che lo conosceva bene, ha raccontato a Radio Popolare che “Giulio si occupava soprattutto di movimenti operai e di sindacalismo indipendente”, e per questo motivo, aveva contatti con l`opposizione egiziana.

Secondo Acconcia, Regeni “aveva paura per la sua incolumità” e pertanto preferiva non firmare i propri pezzi.

“Cercava attivisti sindacali per la sua tesi” – Dichiara uno degli “amici egiziani” di Giulio Regeni, spiegando di aver ricevuto “alcune mail e chiamate” dal ricercatore friulano “che gli chiedeva contatti di attivisti del diritto del lavoro affinché potesse intervistarli per la sua tesi”.

Una dichiarazione che appare sul sito dell’autorevole quotidiano “Al Ahram”. L’amico ha riferito anche che Regeni prometteva di non fare interviste o “lavoro sul campo” prima del 25 gennaio, giorno della sua scomparsa e del quinto anniversario della rivoluzione anti-Mubarak (preceduta da numerosi arresti e perquisizioni ai danni di oppositori del governo).

“Poi, la mattina del 25 gennaio, Regeni mi ha mandato un messaggio chiedendo se c’erano programmi per una festa di compleanno di uno dei nostri amici. Da allora non l’ho sentito più”, ha detto la persona che risulta essere anche indagata.

“Sono stato convocato da ufficiali della sicurezza dopo la scomparsa di Regeni. Le loro domande erano focalizzate sugli scopi della sua visita e dei suoi studi”.

“Non pubblicate il suo articolo” è la richiesta fatta dalla famiglia del giovane assassinato, tramite il suo avvocato Alessandra Ballerini, ma il quotidiano non sente ragioni, nonostante la diffida decide di pubblicarlo con il nome del ragazzo.

“Giulio Regeni aveva espresso la volontà di non pubblicare il citato articolo se non con uno pseudonimo, proprio al fine di non mettere in pericolo l’incolumità degli autori e delle loro famiglie”.

A Tgcom24 il condirettore del quotidiano, Tommaso Di Francesco, parla di una “scelta contrastata” spiegando “di aver deciso di pubblicarlo per fare onore alla sua memoria ma siamo rispettosi del lutto e solidali con la famiglia”.

Intanto, sette uomini di Polizia, Carabinieri e Interpol sono in arrivo in queste ore in Egitto per collaborare alle indagini avviate dalle autorità locali.

Oltre a sollecitare una stretta collaborazione con il team messo in campo dalle nostre autorità il premier Renzi, ieri al telefono con il presidente egiziano Al-Sisi ha anche sollecitato un rapido rimpatrio della salma, strappando la promessa di fare «ogni sforzo» possibile per far luce su questa triste vicenda.