Fertility Day, è protesta nelle piazze. Non è piaciuta la campagna della Lorenzin

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 22 Set 2016 alle ore 12:19pm

fertility fake
E’ polemica per la foto diffusa ieri dal Ministero della salute a proposito della campagna in occasione del Fertility Day.

“È evidente che c’è stato qualche errore se si è scatenato tutto questo clamore – si difende il ministro Lorenzin ai microfoni di SkyTg24 -. Chi è responsabile della foto va a casa. La foto è diversa da quella che abbiamo vidimato, chi è responsabile va a casa, si assumerà le sue responsabilità”.

E in merito alla diffusione dell’opuscolo (poi ritirato), aggiunge: “Siamo in un Paese abbastanza particolare. La prima campagna non piaceva e l’abbiamo cambiata. La seconda campagna ha scatenato tutte queste polemiche. Io rispondo alle polemiche ma, ragazzi, parliamo di salute. Mi piacerebbe che tutti fossero focalizzati sulla cosa di cui stiamo parlando, la salute. In politica ci sono le strumentalizzazioni. C’è un sacco di gente che aspira a fare il ministro. Benissimo, io nel frattempo mi occupo di cure, prevenzione, fondo sanitario, accesso alle cure”.

Il ministro parla poi di numeri a sostengno della campagna che ha fortemente voluto e realizzato: “Ci sono 700.000 persone che stanno provando ad avere figli e che non ci riescono per vari motivi, spesso per patologie che potevano essere curate. E molti non sanno che c’erano delle terapie, oggi gratuite. Spero sia una grande giornata che possa dare almeno un primo spunto di informazione sulla propria salute e che se ne esca con molte nozioni in più”.

Ma la gente non ci sta, tante le famiglie, le coppie e i giovani a scendere in piazza.

“Siamo in attesa sì, ma di diritti, perché proprio alle generazioni che oggi sono invitate a procreare vengono sistematicamente negati”.

Una voce che si alza oggi nelle piazze di almeno 9 città italiane per la contromanifestazione dal titolo Fertility Fake promossa da varie associazioni (tra cui Cgil, Arci, Act, Artemisia, Unione degli Universitari, Rete degli studenti medi, Unite in rete, Libere tutte, Coordinamento contro la violenza di genere e il sessismo).

“Siamo in attesa di un lavoro, siamo in attesa di una casa, siamo in attesa di diritti per tutte/i durante il periodo di maternità e paternità, siamo in attesa di tutele quando il lavoro lo perdiamo o lo interrompiamo, siamo in attesa di asili nido, siamo in attesa di un sostegno per poter affrontare il difficile percorso della procreazione medicalmente assistita” dicono i giovani che oggi scendono in piazza. E ancora: “Siamo in attesa di un Governo che si prenda le proprie responsabilità e non colpevolizzi le persone”.