Nadia Arcudi trovata morta nel bosco è stata prima avvelenata e poi soffocata

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La giovane maestra Nadia Arcudi non si è difesa per cercare di liberarsi dal suo aggressore. Sul suo corpo, non sono stati trovati segni di lotta. Secondo chi sta indagando l’assenza di graffi e lesioni, indicherebbe che la donna potrebbe essere stata prima avvelenata o tramortita con farmaci e poi uccisa.

Risposta che arriverà dagli esami tossicologici disposti dal sostituto procuratore di Como Massimo Astori, titolare dell’indagine in Italia. Il medico legale, al termine dell’autopsia che si è svolta lunedì, ha infatti svolto una serie di prelievi per accertare tali sospetti, così come per avere la conferma definitiva che la causa della morte sia stata proprio il soffocamento.

Inoltre il genetista incaricato dalla Procura sta lavorando sulla ricerca di eventuali tracce biologiche, visto che il corpo di Nadia è rimasto per ore sotto una pioggia torrenziale tra venerdì sera e sabato pomeriggio, oltre che al contatto con gli animali del bosco.

L’unico indagato per la morte della giovane è Michele Egli, tecnico informatico di 42 anni cognato della vittima, che ha affermato di averla trovata già esanime, o apparentemente in questa condizione nella sua abitazione dove viveva con la mamma. E per non esporre i familiari allo choc di trovarla morta in casa a Stabio, in Canton Ticino, l’avrebbe quindi avvolta in un tappeto, le avrebbe coperto la testa con un sacchetto di plastica, e l’avrebbe poi portata nel bosco di Rodero, poche centinaia di metri dopo il confine tra Svizzera e Italia, abbandonandola poi nel bosco.

All’appello mancherebbero però ancora il tappeto che sarebbe stato usato per avvolgere la donna, e un paio di scarpe.

Giovanna Manna

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