Virus Zika, grazie ad un anticorpo è possibile bloccare l’infezione nei feti e negli adulti

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 09 Nov 2016 alle ore 7:00am

zika virus
Arriva un’importante scoperta in campo scientifico e farmacologico, grazie ad un anticorpo capace di bloccare l’infezione del virus Zika sia nei feti che negli individui adulti. A dimostrarlo è un esperimento condotto sui topi, descritto sulla rivista scientifica Nature dal gruppo della Vandebilt University coordinato da James Crowe.

Il prossimo passo sarà quello di capire se tale anticorpo possa essere efficace anche sull’uomo e la speranza è che possa comunque aiutare a mettere a punto un un vaccino efficace per tutti.

Il virus Zika minaccia l’intera umanità, causa nell’uomo problemi neurologici molto seri, come la microcefalia nei feti e la sindrome di Guillain-Barré negli adulti. Per questo motivo in tutto il mondo le forze scientifiche stanno cercando di fare il più possibile per trovare una soluzione in tempi stretti capace di bloccare l’infezione, come nel caso del gruppo di Crowe.

“Il più potente degli anticorpi che abbiamo individuato mostra di essere in grado di bloccare i ceppi del virus presenti in Africa, Asia e nelle Americhe”, scrivono i ricercatori su Nature.

Indicato con il nome “Zikv-117”, l’anticorpo fa parte di un gruppo di anticorpi umani isolati nei globuli bianchi di tre persone che erano state infettate dal virus. Nei test alcuni topi hanno ricevuto l’anticorpo prima dell’infezione e altri dopo e in entrambi i casi la quantità di particelle di virus in circolazione nell’organismo (carica virale) è stata ridotta sia nelle madri che nei nati; si sono registrati anche meno danni alla placenta e i feti sono cresciuti meglio.

L’anticorpo Aikv-117 è “il primo farmaco antivirale che ha dimostrato di funzionare durante la gravidanza per proteggere i feti dal virus Zika”. Si tratta, ha concluso l’esperto a capo dello studio, di “una prova di principio del fatto che questo virus può essere trattato durante la gravidanza e che abbiamo un anticorpo umano che permette di farlo, almeno nei topi”.