Occhio secco nei bambini e negli adulti, la colpa è dei dispositivi elettronici e della tv

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 24 Mar 2017 alle ore 9:35am

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Stare tutto il giorno con gli occhi puntati su tablet, smartphone, pc, certamente non fa bene alla salute e alla vista. Parola di esperti. Ore e ore in ufficio, per strada, sui mezzi pubblici, sul divano di casa, nel letto, causano bruciore, rossore ed occhio secco.

Tutto questo in inglese viene chiamato «Des», Dry Eye Syndrome, e in tutto il mondo sta divenendo una vera e propria epidemia.

L’allarme arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità: «La sindrome dell’occhio secco è tra i disturbi più ignorati e sottovalutati della società moderna». Gli esperti del settore confermano che «Normalmente i nostri occhi sbattono le palpebre 15 volte al minuto mentre quando siamo a lungo sui nuovi strumenti digitali, il pc o guardiamo molto la televisione, l’occhio sbatte la metà delle volte necessarie». Una azione involontaria causa «eccessiva evaporazione e ridotta produzione del liquido lacrimale». E non solo: «Con l’overdose digitale l’occhio tende anche a stancarsi per il continuo sforzo a cui viene sottoposto, dovuto alla distanza ravvicinata alla quale teniamo i dispositivi elettronici».

Secondo uno studio condotto dal Centro per la salute del bambino di Trieste, in collaborazione con l’Associazione culturale pediatri, «in Italia un bimbo su cinque entra in contatto con cellulari e tablet nel primo anno di vita e fra 3 e 5 anni già “smanetta” con il telefonino di mamma e papà».

Da un’indagine del Net Children Go Mobile della Cattolica di Milano risulta, inoltre, che oltre il 50 per cento dei teenager tiene acceso lo smartphone anche quando è a letto e che già a 10 anni il 26 per cento dei bambini possiede un computer portatile, l’11 per cento un telefonino e il 4 per cento un tablet.

E’ per questo si inizia a soffrire di Dry Eye Syndrome già da piccoli. In Italia, a soffrire di occhio secco è un Over 50 su 4, il 25 per cento, e addirittura il 90 per cento delle donne in menopausa, con un costo sociale che ammonta a circa 600 euro a paziente l’anno.